FaceApp: Stati ed aziende accumulano i nostri dati ogni giorno.

 

Prima dell’utilizzo di FaceApp, applicazione che consente di modificare il nostro aspetto fisico, scommettiamo che molti di Voi abbiano accettato di dare il consenso al libero utilizzo dell’archivio fotografico.

 

Fatto il selfie ?
Benvenuti in Russia.

 

 




 

 

L’applicazione ha inviato la vostra foto nel server dell’azienda Wireless Lab 00, con sede a San Pietroburgo.

 

 

 

 

L’utilizzo di queste foto –  conservate per secoli nei server – è ovviamente ignoto. In molti sono convinti che dietro l’applicazione ci sia il Governo russo, capace in un sol colpo di mettere ad archivio milioni di visi e foto, ai fini della schedazione, nonché di possibili futuri ricatti.

 

FaceApp ha agito in maniera scorretta secondo l’Associazione Altroconsumo, dal momento che l’applicazione – seppur abbia ufficialmente sede negli USA – si è “dimenticata” di proporre all’utente ilGDPR aggiornato, ossia del trattamento della privacy, fermo al gennaio 2017 sulla app, con tutto ciò che ne consegue relativamente all’utilizzo dei nostri dati.

 




 

Il sistema utilizzato da FaceApp, però, non è molto distante da quello di tante multinazionali.

 

Recentemente Facebook è stata multata per 5 miliardi di euro dal Governo degli USA. Una cifra immensa, che il colosso, dopo le battaglie legali, si prepara a pagare senza troppi problemi.

 

A seguito dello scandalo che coinvolse Facebook nel 2016, con i numerosi “buchi” nella rete di protezione dei dati, l’azienda statunitense fu e anchcostretta a puntualizzare la sua posizione sull’utilizzo dei microfoni, dichiarando ufficialmente che: “Facebook non usa il microfono del vostro telefono per ispirare pubblicità o cambiare quello che vedete nel News Feed. Mostriamo pubblicità seguendo gli interessi del persone e altre informazioni dal profilo — non quello di cui parlate”.

 



Se non esistono evidenze riguardo l’utilizzo dei microfoni per spiare i nostri gusti e desideri, le testimonianze sulle “inspiegabili” apparizioni pubblicitarie sono sempre più numerose.

 

Ufficialmente, i banner pubblicitari che vediamo comparire sullo smartphone, sono il frutto dell’incrocio di dati per i quali firmiamo una autorizzazione all’utilizzo. Quello che non è ben chiaro a molti utenti internet, soprattutto i meno giovani, è che tale discorso vale sostanzialmente per ogni applicazione con la quale vogliamo interagire.

 

La maggior parte dei nostri dati e le tracce che lasciamo su internet, sono oggi in mano alle aziende che, come avviene nell’est (Russia, Cina) sono costrette a collaborare con i Governi.

 



 

 

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