La notte più buia su Roma: il declino nei numeri della Capitale.

Roma sembra essere diventata la vecchia casa di una donna abbrutita dal tempo e dalle delusioni, incurante di sé stessa e dei propri figli, che né rinnegano l’amore e le cure con l’indifferenza di chi è pronto ad abbandonare la casa al suo destino.

Ad oggi, quando si cerca di descrivere la situazione della città, non si scrivono grandi pezzi: si mostrano foto di buche, immondizia e degrado, ed è assicurato un maggior impatto emotivo rispetto alle parole ed all’analisi di una situazione oggettivamente disperata.

Quella di Roma – va detto oltre la vicinanza ad ogni colore politico – è una storia di declino economico e sociale iniziata già molti anni fa, dovuta essenzialmente ad una costruzione della città totalmente distante dal modello delle “capitali smart”.



Riassumiamo brevemente le criticità storiche della città, le stesse che hanno portato allo scarto attuale con il resto del mondo. Roma è:

  • senza un centro nevralgico per gli affari (con uffici divisi fra zone lontanissime come Eur, il centro storico ed i Parioli);
  • con una mobilità folle, calibrata solo per la gomma (è la città con più moto/scooter d’Europa);
  • senza nessuna visione strategica per problemi come quello dei rifiuti (niente termovalorizzatori); del lavoro (scarsa industrializzazione, forte calo degli impiegati pubblici che ha devastato tutto il sistema economico di contorno);
  • con una emergenza abitativa costante, nonostante lo straordinario numero di case sfitte o vuote.
  • anche il dato sul turismo non è entusiasmante: nonostante le sue incomparabili bellezze Roma ha perso appeal fra i turisti, che oggi preferiscono mete come Parigi e Berlino.

 

In termini prettamente economici Roma è ferma al 2008. Il PIL è bloccato a 2,1 punti sotto il dato riferito all’anno precedente la grande crisi. Un numero che diviene ancora più allarmante se paragonato con quello di Milano, la quale, attualmente, è a + 18,4 punti.




Ciò è dovuto ai fattori sopracitati oltre che alla silenziosa fuga delle aziende verso Milano (nel 90% dei casi) ovvero all’estero, avvenuta negli ultimi diecini anni: Sky, Esso, Opel, Consodata (già Pagine Gialle), Total Erg, Baxalta, Mylan e tante altre realtà hanno abbandonato la città, nell’incuria dei Governi e nell’impotenza delle amministrazioni.

Ad oggi, soltanto il 9% del PIL nazionale è prodotto da Roma, contro una media del 20% per le altre Capitali europee, da Parigi a Berlino.

Cosa possiamo aggiungere? I figli di Roma, che già agli albori della leggenda muovevano sul Monte Sacro per manifestare il loro dissenso nei confronti dei sette Re, oggi si lamentano, si vergognano, ma non sembrano pronti – loro in primis – ad un cambio di mentalità che li trasformi in guardiani della città, responsabilizzati verso il loro operato e giudici severi di quello dei rappresentanti politici.

L’umore di Roma non è “nero”, non c’è rabbia, ma rassegnazione: e questo è un fatto più preoccupante delle foto, che si muove al di là ed oltre i numeri, lasciando un senso di vuoto e sconforto in molti dei suoi abitanti e in chi osserva la capitale dall’esterno.



foto https://pixabay.com/it/photos/roma-cavallo-tramonto-carro-621175/

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