Senso di colpa e social media: l’intervista impossibile a Jean Baudrillard.

Utilizziamo, per comodità e a beneficio di tutti,  la presentazione di Jean Baudrillard da Wikipedia: (Reims, 27 luglio 1929Parigi, 6 marzo 2007) egli è stato un sociologo, filosofo, politologo, accademico e saggista francese di formazione tedesca.


  • Se per lei va bene, prenderemo spunto dalla sua opera “La società dei consumi” edita da “Il Mulino”, per fare alcune domande sull’attualità di questa società ormai pienamente immersa nel consumismo da lei, come da altri, profetizzato con largo anticipo.

 

Se sarete rispettosi perché no? Potrebbe anche aiutare la diffusione delle mie opere.

 

  • La sua avversione per la televisione è nota, ma della “società dei consumi” ci ha colpito un passaggio, che ci piacerebbe traslare al mondo dei social.
Non sono propriamente “avverso” nei confronti della televisione. Essa, come le cose di internet, sono una conseguenza della società dei consumi. Riprenda un passo a me caro:
«Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza. E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nella illusione inversa, quella disincantata della proliferazione degli schermi e delle immagini» (J. Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà)
  • Ma la televisione sembra una modalità di comunicazione in caduta libera, proprio per la dinamica della nuova società dei consumi che punta decisa su internet per raggiungere l’acquirente/cittadino.
Questo lo dice lei. “Il luogo del consumo è la vita quotidiana”, il rassicurante privato lontano dalle insidie del mondo. Sul questo nuovo mezzo la lascio alle sue idee.
Sicuramente “la quotidianità (uno dei massimi valori della società dei consumi) inteso come clausura sarebbe insopportabile senza il simulacro del mondo, senza l’alibi di una partecipazione al mondo. La sua tranquillità ha bisogno della vertigine della realtà e della storia. Essa ha bisogno dell’eterna violenza consumata. E’ ghiotta che questa le venga servita purché all’interno di una stanza” (La società dei consumi).

 

 

  • Meglio della televisione, poiché interattivo, c’è lo smartphone, attraverso il quale possiamo interagire con la notizia, avere l’illusione di cambiare il mondo dalla stessa “stanza”. Uno step in più rispetto sulla passività del passato, rappresentata dalla televisione. Non crede?
E’ una sua teoria. Ripeto: “a questo livello di vissuto, il consumo fa dell’esclusione dal mondo reale l’indice massimo di sicurezza. Ma esso si imbatte in una contraddizione: quella tra la passività implicata in questo sistema di valori (tranquillità, quotidianità, rassicurazione proveniente degli oggetti), e quella della morale sociale che, per l’essenziale, resta basata sul volontarismo, sull’azione, sull’efficienza e sul sacrificio” del singolo per e nella società. (La società dei consumi) 
  • Cosa succede quindi?
Nasce il senso di colpa dato da tale stile di vita edonistico, con la sensazione di una sgradevole, imperdonabile passività.
Affinché sia risolta questa contraddizione, occorre che la nostra quiete, quella della sfera privata, appaia come un valore sospeso, in cui la minaccia è li fuori, da qualche parte.




 

 

  • In questo i social  sono un sistema perfetto per la divulgazione di paure costanti e per la capacità di attenuare ogni senso di colpa, dando la possibilità di  lanciare al mondo il proprio messaggio. Esso è tanto inutile quanto più aggressivo?
Su questo non sono capace di rispondere in maniera definitiva. Sono morto, come gli altri vostri intervistati, lasciando la mia voce ai libri.
Posso solo ripetere ciò che ho scritto: occorre che attorno alle zone di tranquillità che ci siamo creati, insopportabili da un certo punto di vista morale, fioriscano attorno paure e fatalismo.  Alla litania della morte sulle strade, all’impatto emotivo di un incidente,  che rinfranca la nostra giustificazione di amare la quotidianità del privato lontano dal mondo, tiene testa solo la mitica ossessione del sole, la costante informazione sulle previsioni meteorologiche, in cui si manifesta un altro pericolo “dall’esterno”.

 

“In sostanza, la società dei consumi vuole essere come una Gerusalemme accerchiata, ricca e minacciata, è la sua ideologia”.
Quale ruolo palliativo abbiano sul nostro senso di colpa occidentale “i social”, non posso dirlo con certezza; non posso esprimermi.

 

 

Foto en:User:Europeangraduateschool

link https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jean_Baudrillard.png

Per contatti ed invio contributi : postamaster@ifatticapitali.it

 

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