Perchè il RussiaGate non smuove un voto, né le coscienze.

Sono passate settimane dall’inchiesta dell’Espresso sui rapporti fra la Lega di Salvini e la Russia di Putin.
Sono trascorsi giorni dalla diffusione dei file audio da parte di buzzfeed. Sono passate molte ore dalle risposte imbarazzate di Salvini sui rapporti con Savoini.
Nulla, però, sembra riuscire a scalfire il potere della Lega e del suo leader.

 

Perché il caso Salvini – Savoini non cambierà nulla nell’attuale panorama politico? E perchè non si è creato un moto di indignazione fra gli elettori della Lega?

 

Ci sono due risposte a questa domanda.
La prima rimanda ad al carattere degli italiani, per cui una maggioranza (seppur non assoluta) si è scelta la guida di un uomo “forte” come  Salvini, sopra ogni cosa, oltre ogni scandalo, vedendo in lui il riscatto delle proprie frustrazioni, consegnandogli  la propria coscienza.
Senza andare troppo indietro nel tempo, pensate a Berlusconi:  quanti scandali, quante accuse, quanta mala gestio? Eppure è stato in sella al Paese per 20 anni, così come Mussolini o la DC, l’Italia è questa, fatevene una ragione.
Se sorprendersi è banale, come scriveva Pasolini, allora che il Russia Gate non sottragga nemmeno un voto alla Lega non deve stupire nessuno. D’altronde i tg hanno fatto il loro lavoro smorzando la notizia, non ci sono programmi d’approfondimento, il PD non è nemmeno capace di urlare (e forse non gli conviene….).

 

 




 

 

E così arriviamo alla seconda risposta.
Il Russia Gate non cambia la salda posizione di Salvini – nella Lega e nel Governo – a causa del pressappochismo di chi gli sta intorno, dal partito, agli alleati, passando per i suoi oppositori politici.

 

Con un Movimento 5 Stelle sempre più prono  (e che nemmeno lamenta un “Aia” per la propria verginità persa) la posizione al timone del Paese resta di Salvini.

 

L’opposizione renziana non può evidentemente spingere troppo sull’acceleratore dei fondi russi, avendo avuto già in passato simili problemi, paventati dai maistream relativamente alla Fondazione Open (chiusa lo scorso anno con 6.7 milioni di fondi dai privati).
Zingaretti vive sulla luna, e Calenda sembra troppo debole da solo e perennemente impegnato a litigare con gli utenti twitter.
Cosa resta dunque di questo caso per gli avversari di Salvini? Un pugno di mosche e la frustrante sensazione di avere di fronte un elettorato troppo innamorato del suo leader per accorgersi della gravità della faccenda.



Nota  di colore: Enrico Ruggeri, fresco di ingresso nel palinsesto Rai, si mette a capo della banda “E allora il PCI?”.
Chiediamo a lui, come a tutti gli altri sostenitori della tesi: cosa significhi “e allora il PCI?”. Che cos’è, la cover di “E allora il PD”?.
Suvvia, fate i bravi. Il momento è delicato, e i vostri minestroni storici non servono a nessuno.

 

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