Senza di lui o senza di me? Renzi e il PD al bivio.

E’ un carro armato che dopo tre anni di “recovered” sta tornando sul campo di battaglia.

 

Per alcuni, il suo cannone è troppo spesso puntato contro il quartier generale del Partito; per il suo esercito è l’unico comandante da seguire.

 

Gli ultimi giorni, segnati dal caos politico ed istituzionale, sono stati l’occasione per Renzi di uscrie allo scoperto e cannoneggiare: colpi a salve, che però preludono ad una scelta di campo ormai imminente.

 

Da una parte la pacatezza e l’attendismo di Zingaretti, dall’altra la sua determinazione ed aggressività, in salsa tosco/americana.

 

Per i  detrattori, Renzi incarna
l’impossibile convivenza fra partito plurale
e personalismo politico.

 

Il suo attivismo non è contenibile nelle lungaggini decisionali dei gruppi di rappresentanza; le sue idee, se contraddette dal resto del Partito, trovano una cassa di risonanza potentissima dentro ad uno degli elettorati più fedeli nel panorama della politica italiana.

 

 




 

 

In una recente intervista, Renzi ha promesso di restare nel PD “fino a che farà opposizione”.
Il futuro è dunque aperto ad ogni possibilità; la valigia è pronta, sia per lui che per i suoi agguerriti elettori, sempre affascinati da un attivismo e da una determinazione che, a sinistra, conta pochi eguali.

 

 

La sua posizione è scomoda per il Partito Democratico: senza di lui andrebbero persi molti voti (per  alcuni sondaggisti fra il 5 ed il 10%); con Renzi nel Partito, la posizione del neo Segretario Zingaretti si indebolisce ogni giorno di più.

 

Oltre il caso delle dirette facebook, dei misteriosi discorsi negati al Senato e delle idee non sempre in linea con la segreteria, Renzi deve decidere cosa fare del suo futuro, per il bene di tutta l’area del centro – sinistra italiana.

 




 

I suoi fedelissimi, politici e non, a volte sfiorano una imbarazzante idolatria, in un parallelo con la figura di Matteo Salvini, in un parallelo sul quale anche penne prestigiose iniziano a riflettere, come vero e proprio fenomeno sociale di un’Italia da sempre innamorata delle personalità forti.

 




 

 

I renziani sono mal visti da molti “compagni” di Partito perché non accettano regole che non vergano più di proprio pugno: la Segreteria non è una portineria, Zingaretti non custodisce le chiavi del PD in attesa di essere sostituito, ma ha vinto le primarie e detta la linea, d’altronde è questo che significa stare in un partito plurale, con un segretario alla guida.
Il bivio è prossimo, andare avanti così non è possibile.

 

 

 

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Un pensiero riguardo “Senza di lui o senza di me? Renzi e il PD al bivio.

  • agosto 11, 2019 in 7:14 am
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    Da sempre, da quando è diventato noto agli Italiani come Presidente del Consiglio, ho apprezzato ed apprezzo le grandi capacità di Matteo Renzi un grande Italiano ed un grande statista con grandi principi morali che rifiuta le bassezze tanto care ad altri. Un Capo di Governo capace di trovare la giusta soluzione ai problemi che di giorno in giorno si vanno presentando.
    In un paese con un maggiore livello di attenzione a ciò che succede sarebbe indiscutibilmente il numero uno ed invece in questo mondo confuso dalle sparate di questo e di quello purtroppo non è così.
    E’ comprensibile: da che mondo è mondo i migliori emergono solo nei momenti di grande necessità ma mentre loro si adoperano per il meglio i mediocri preparano i pugnali per le Idi di marzo del momento.
    Sono sicuro però che il nostro Matteo Renzi avrà modo di convincere anche i meno disposti a farsi convincere della bontà delle sue idee e del suo operato; il tempo è galantuolo ma occorre che gli Italiani, almeno la parte sana, quelli che non vanno a votare si sveglino e riflettano sulle conseguenze dell’andare avanti così.
    Detto questo devo dire che nei modi compatibili con le situazioni di fatto esistenti non vedo male a parte gli aspetti chiramente non condivibili un ulteriore avvicinamento dell’Italia rectius dell’Europa alla Russia purchè però non sia fatto a danno dei buoni rapporti con gli altri Paesi. Russia ed Europa sono destinate ad avvicinarsi perchè la Russia è parte dell’Europa e perchè la storia dice così: io vivo a Palermo dove una strada è intitolata allìArchitetto palermitano artefice del progetto del palazzo reale di San Pietroburgo (o di altra città , potrei sbagliarmi) a riprova di una vicinanza intelletuale che ha radici molto profonde. In questo senso e relativamente all’aspetto Russia persino un Salvini, rubli a parte se ci sono stati, va visto non negativamente malgrado i suoi modi rozzi e malgrado le cazzate dette a prpoposito del suo attachè accusato di avere chiesto i soldi.
    Non è il caso di andare avanti in un tema multifronte come questo che investe sicuramente tutto il mondo ed i rapporti tra tutti gli stati.
    In ogni caso io preferisco Matteo Renzi , ma che dico preferisco: in effetti credo che al momento sia l’unico veramente valido e capace di guidare il Paese.

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