Berlusconismo e Salvinismo: così uguali, così diversi.

La storiografia italiana è un costante buco nero.

In questo senso, di fronte all’ascesa al potere  del Vice Premier, Matteo Salvini, l’assenza di una definizione definitiva del politico che più ha inciso negli ultimi 30 anni, ossia Silvio Berlusconi, inizia ad essere imbarazzante (almeno per quanti vedono la storia come una serie di eventi collegati fra loro).

 

Silvio Berlusconi ha preparato il terreno per Matteo Salvini,
ma fra i due le differenze sono abissali,
seppur la loro vicenda storica sia contigua.

 

 




 

Salvini è il campione dei social media, così come Berlusconi lo fu per la televisione.

 

Egli usa la cronaca, con tutto il suo potere di prossimità immaginaria, per ingolosire gli istinti più bassi  dell’opinione pubblica, avvicinandola alle sue posizioni: in questo, è un maestro.

 

Il leader leghista sta contribuendo alla fuoriuscita di ogni istintualità bestiale, che rimanda alla legge del taglione quando strizza l’occhio alla pena di morte, edulcorandola in finzioni quali “i lavori forzati” (v. caso Carabiniere ucciso)

 

Salvini tiene un Paese frustrato per le palle, perché di queste, l’opinione pubblica, si sente ormai sprovvista.
Frustrazione ed impotenza da ricercare nella fallacia delle sue rivoluzioni democratiche:
dal dopo guerra a Tangentopoli, dalle stragi misteriose all’epoca di Berlusconi.

 

 




 

 

Cosa c’entra in tutto questo il già fu Berlusca?

 

Silvio Berlusconi, in relazione a Salvini, ha due tempi:

  • uno attuale, nel quale  il leader leghista è ospitato nei suoi programmi televisivi Mediaset, quando e dove serve;
  • in altro modo,possiamo associare Berlusconi a Salvini come suo precursore, seppur molto più banale, per non dire innocente.

 

Silvio Berlusconi ha accolto, espresso, e ricevuto consensi, da quella parte del Paese che all’inizio degli anni 90′ era stanca della retorica catto comunista e di regole che imbrigliavano l’iniziativa imprenditoriale, se non privata, laddove si pensi alla figura dell’uomo che può concedersi tutto, a tutte le età: realtà pensabile sociologicamente solo per una piccola elité, tipo gli Agnelli, prima di questi ultimi folli 30 anni, in cui la maggioranza ha cercato di imitare ed imita, Silvio Berlusconi.

 

Berlusconi assomiglia a Salvini così come una lucertola può essere paragonata al Drago di Komodo.

 

 




 

Il Cavaliere è stato capace di trasformare il Paese, concedendo ad alcuni vizi puerili una voce ed un volto,

censurando, però, la sua parte più aggressiva, sminuendola in una barzelletta colorita.

 

 

Salvini no, Salvini prende questa aggressività e la trasforma in arma pericolosissima, al di là di come la si pensi rispetto al suo programma e alle sue idee, egli rende l’emotività un martello elettorale che schiaccia ogni avversario politico, già di per sé debole, demolendo al tempo stesso la razionalità dovuta ad ogni dibattito.

 

 

Berlusconi non può essere accusato di aver incattivito l’Italia;
tutto al più, l’ha rincoglionita di chiacchiere, istupidita di seni e sederi.
Salvini sta conducendo un Paese già ubriaco verso il bancomat.

 

 

L’analisi sarebbe ben più lunga, ma ben altri mezzi e luoghi sarebbero adatti a protrarla.

Ci limitiamo ad un solo abbozzo di analisi, per concludere che Berlusconi è stata una figura centrale nella storia italiana; un personaggio già dimenticato, salvo farne cappelli che umanamente auguriamo arrivino il più tardi possibile. Salvini è la sua trasformazione.

 

 

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Un pensiero riguardo “Berlusconismo e Salvinismo: così uguali, così diversi.

  • luglio 30, 2019 in 11:23 am
    Permalink

    Interessanti analisi, anche se forse pecca di concretezza: di fatto il Berlusconismo reggeva su media privati in mano al centrodestra contro media pubblici in mano al centrosinistra. Il Salvinismo non è padrone di nulla ed ha tutto a suo servizio per salvare il salvabile di centrodestra e centrosinistra.

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