La tela del ragno: lo schema dei tweet di Salvini.

Abbiamo analizzato gli ultimi dieci giorni dell’attività twitter di Matteo Salvini. Ci possiamo spingere a dire che il meccanismo con il quale diffonde i suoi interventi, al momento, è una macchina da guerra invincibile, capace di dettare quotidianamente l’agenda del dibattito pubblico.

 

Salvini ed il suo team sono dei campioni nel comunicare attraverso i social: con una mano picchiano sul tema che vogliono,
con l’altra assorbono l’energia degli insulti per farne una cassa di risonanza potentissima.

 

 




 

Oltre “La Bestia” citata da Renzi, che rende il tutto quasi mitologico, Salvini sta riuscendo a far dimenticare il RussiaGate, liquidato grazie alla figuraccia di Conte in Senato e all’indifferenza di larga parte del Paese, che non ritiene rischiosa l’eventuale ingerenza di uno Stato estero, essendo abituata a questa idea fin dal dopoguerra.

 

Seppur i tempi siano cambiati, e Salvini non sia né Andreotti né Berlinguer, è un dato di fatto che il RussiaGate abbia fatto cilecca:
i soldi non sono stati trovati, la copertura mediatica è stata amicale verso il Governo, le opposizioni sono state incapaci di sfruttare la vicenda,
comunque troppo complessa per colpire un’opinione pubblica infantile ed emotiva.

 




 

 

Superato l’ostacolo, Salvini è tornato all’attacco, riproponendo giornalmente almeno un tweet su Bibbiano,
con video ed interviste angoscianti atte a tenere in orrore il suo elettorato, in un polverone mediatico nel quale il giornalismo mainstream si è trovato afono.

 

 

Il Ministro dell’Interno ha infarcito la TL di tweet relativi alla sua privata, alla famiglia, aggiungendo l’esaltazione dei risultati sportivi, esaltando i vincitori di turno: tutti tranne uno, il siculo Vincenzo Nibali.

 




 

Sempre pronto ad attingere a piene mani dalla cronaca, dopo la morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, il leader leghista ha aumentato ulteriormente il numero di tweet relativi alle aggressioni verso le forze armate.

 

Episodi quotidiani che avvengono da sempre; rischi che fanno parte di un mestiere tanto pericoloso quanto onorevole, ma anche storie utili per tenera alta l’attenzione del suo pubblico, contribuendo ad aiutare le giustificazioni grottesche verso errori madornali come quello della benda sugli occhi del ragazzo americano.

 

Per molti opinionisti è in atto un tentativo di smussare lo stato di diritto, aiutando a liberare le mani di quanti siano più sbrigativi nel controllo dell’ordine:
secondo noi questa teoria è ardita, per non dire improbabile nel raggiungimento del suo presunto obiettivo finale.
Resta il fatto che uno degli idoli di Salvini sia quel Vladimir Putin, mostro pericolosissimo al netto dei tanti, sporchi rubli,
che ha portato in Russia uno stato di Polizia simile a quello Stalinista, e sul quale pesano le ombre di numerose morti sospette.

 




 

Salvini è un campione della comunicazione, su questo non c’è dubbio.

Il suo pubblico è in costante aumento, anche se la soglia del 40% non sembra poter essere superata.

Le opposizioni non hanno la forza di farsi sentire.

 

Le soluzioni per contrastare uno strapotere languono, e gli strapoteri in democrazia sono sempre pericolosi.
Qualcuno faccia qualcosa, per Dio, fosse anche solo ammuina.

 

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2 pensieri riguardo “La tela del ragno: lo schema dei tweet di Salvini.

  • luglio 30, 2019 in 4:51 pm
    Permalink

    Grazie di esistere !

    Risposta
  • luglio 31, 2019 in 9:25 am
    Permalink

    Speriamo si possano conciliare tranquillamente la preservazione dello stato di diritto e la mancata accoglienza degli africani. Ma nel caso non sia possibile….ben venga il superamento dello stato di diritto se questo servirà a non farci diventare un Paese africano o cmq semi-africano come la Francia.
    Attualmente ciunque nel mondo ha diritto di chiedere asilo in Italia e l’Italia è obbligata a esaminare tutte le richieste. O questo cambia o chissà cosa potrà accadere.

    Risposta

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