Sto tornando.

Alla soglia degli 83 anni, Silvio Berlusconi può tornare ad essere leader del Governo prossimo venturo, insieme a Giorgia Meloni e Matteo Salvini.

 

Basterebbe questo incipit per spiegare l’Italia dai tempi del Gattopardo ad oggi. Un Paese che si trasforma per non cambiare mai, una società nella quale, una volta affermatosi, un personaggio politico non lascia più la scena, torna ciclicamente, presentandosi agli italiani fino a “consunzione”.

 

 


 

Della guerra lampo di Salvini ci stiamo occupando da giorni.

Dal momento in cui la Lega ha deciso di imporre la crisi e lo spauracchio di nuove elezioni, le forze in campo hanno iniziato a muoversi con un turbinio difficile anche da raccontare, per i costanti, rapidi mutamenti in atto.

 

Mentre i 5 Stelle sono politicamente morti, Renzi, preso in contropiede, prova a prendere tempo avvicinandoli, in attesa di formare il suo nuovo Partito, anche a costo di mettere la firma sulla prossima finanziaria da lacrime e sangue.

Il PD è tutto una confusione. Descrivere i movimenti intorno a Zingaretti è difficile come disegnare le traiettorie delle api dentro un alveare in fermento.

 

In tutto questo si decideranno a breve le sorti politiche del Paese.

Se si andrà subito ad elezioni, come Salvini vorrebbe, la possibilità di un Governo Salvini, Meloni, Berlusconi è sempre più reale.

Forte del suo 38%, Salvini ha bisogno di un pugno di milioni di voti per diventare leader indiscusso di un Governo che spaventa, già solo sulla carta, milioni di italiani.

 


 

Con pochi, decisivi voti a disposizione, Berlusconi può ancora rivendicare poltrone di prestigio e mettere un freno (o dare un contributo?) alle spericolate manovre economiche della banda Salvini, piena zeppa di economisti al limite dell’estremismo ideologico, pronti anche ad uscire dall’Euro, in caso di necessità.

 

Non tornerà più il Berlusconi di una volta. Non ci sarà più il mattatore sempre presente. D’altronde, gli anni passano per tutti.

A Salvini servono spalle, non più capi a cui accodarsi. Ma Berlusconi non è mai stato abituato a stare in panchina.

 

Il suo motto “attaccare”, urlato negli ultimi spogliatoi del Milan, è sempre più rauco e diplomatico, ma Salvini non pensi di trovare in lui un tappeto, come con i 5Stelle.
Di fronte a Salvini,  ci sarà chi, per trent’anni, ha tenuto a bada milioni di italiani infuriati giorno e notte: altro che le proteste del beach tour con qualche schiamazzo e striscione….

 


 

 

Berlusconi è stato dichiarato “politicamente finito” già da qualche anno, eppure è ancora lì, adesso a Bruxelles, e, seppur immortalato in sonni profondi, tiene ancora le redini di Forza Italia.

Come sempre, nel nostro Paese, si ascende e si discende dalle memoria storica e dal potere, a velocità supersoniche, così per lui.

 

Rimasto ai margini per qualche anno, indaffarato nei guai giudiziari trentennali dai quali è sempre uscito più o meno vincitore, Berlusconi ha atteso il suo turno, ospitato Salvini nei programmi Mediaset, aspettato la fine dei 5Stelle, ben consapevole, per esperienza diretta, di quanto sia difficile l’ingresso nell’agone politico.

 

Adesso sta tornando.

 

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