Ci sei o ci fai?

Nicola Zingaretti è sparito.

 

Nella bagarre politica di queste giornate, chi si aspettava un incalzante discorso alla Braveheart da parte del Segretario del PD, è rimasto deluso.

 

La giornata del 13 agosto, resterà segnata dalle manovre di Matteo Renzi: il quale indice conferenze stampa, guida le truppe PD al Senato, fa e disfa come fosse il capo partito, mentre il Segretario tace, langue, oppure manda messaggi di “unità” dalla mediocrità empatica imbarazzante.

 


 

Fermamente convinto delle elezioni subito dopo l’apertura della crisi di Governo,
Zingaretti è sparito, sovrastato dal presenzialismo di Renzi,
dalla sua comunicazione aggressiva e grottesca (quel Capita Fracassa non si può sentire).

 

 

Nicola Zingaretti è il Segretario del più grande Partito all’opposizione del Governo.

Nicola Zingaretti è l’erede e custode di una tradizione centenaria, che parte da Gramsci e finisce con Prodi.

Nicola Zingaretti è, per come sta gestendo un Partito tumultuoso e pieno di correnti, inadatto alla leadership.

 


 

Perdere l’appoggio di Renzi può essere letale per il PD, ma è anche possibile il contrario.

Se il Segretario vuole andare al voto il PD va al voto. Funziona così quando vinci le primarie e non sei al Governo, o non devi rispondere ad un Consiglio dei Ministri.

 

 

Se Renzi decide come condurre la partita, e lo si lascia libero di agire, allora Zingaretti si dimetta.
Renzi proponga la sua candidatura e si ricominci daccapo.

 


 

Altrimenti, in quella che è una vera e propria battaglia politica tutta interna, il Segretario richiami all’ordine un suo Senatore e la faccia finita con nascondini che non trovano riscontro né nella prima, né nella seconda Repubblica.

 

Il tempo della pazienza degli elettori vicini all’universo PD è finito.
Zingaretti  è uomo intelligente e paziente. Forse troppo paziente.  Agisca da leader, si assuma le sue responsabilità.

 

 

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