“…Il mio regno per un cavallo!”

“Un cavallo, un cavallo! Il mio regno per un cavallo! Vigliacco! Ho puntato la mia vita su una giocata e accetterò il rischio del dado…un cavallo, un cavallo!”

Con la nascita del Governo giallorosso, Salvini assomiglia sempre più al Riccardo III shakesperiano mentre vaga sconfitto e morente sul campo di battaglia di Bosworth, implorando un cavallo: un cavallo per fuggire, un cavallo per salvarsi, un cavallo per tornare ad ambire al trono.

 

 


 

Volendo forzare, per giuoco, quella che è la figura di un “unicum politico”, come il leader leghista, forse è nella parabola di Riccardo III che si possono trovare più assonanze.

 

In una rapida ascesa al potere ed in una altrettanto repentina caduta in disgrazia, in mezzo c’è tutta la volontà ed ambizione salviniana, meritevole e colpevole al tempo stesso.

 


 

Per chi non abbia avuto modo di leggere il Riccardo III (capre), riassumiamo brevemente la storia: lasciamo a voi trovare le analogie insite nella trama…

 

Riccardo III ambisce ai pieni poteri, ma il fratello, Edoardo IV, già regna sul Paese, ed un altro fratello, Giorgio, lo precede come erede al trono.

Tramite un’ambizione cieca ed una volontà di ferro, che Riccardo III esprime nella prima parte dell’opera, egli eliminerà tutti gli avversari, prendendo il posto di Edoardo IV.

Assicuratosi il trono, e rinchiusi nella Torre di Londra i nipoti, unici eredi legittimi rimasti in vita, insicurezze e paure lo cominciano ad assediare, facendogli perdere il senno e l’abilità tattica, oratoria e politica, con la quale aveva raggiunto i suoi obiettivi.

La rivolta di duchi e conti, definitivamente saturi delle sue malefatte, lo porterà alla sconfitta, nella battaglia del campo di Bosworth.

 

Prima di questo ultimo, fatale scontro, a Riccardo III appariranno in sogno tutti i morti che si è lasciato alle spalle.

Questi lo condanneranno dall’aldilà: “Dispera e muori.”

 

 


 

Abbiamo giocato su assonanze ovviamente forzate, seppur in molti accusano Salvini di aver lasciato letteralmente morire in mare decine di migranti, ed in molti rivedano nel suo attivismo ed ambizione, il punto di forza e debolezza che lo ha condotto a percorrere, come un fulmine, il cielo della politica italiana.

Riccardo III muore.

 

La carriera politica di Salvini, secondo molti analisti, comincia ad essere a rischio dopo l’incredibile autogol commesso in questo torrido agosto.

 

Staremo a vedere come evolveranno gli eventi di questo pazzo, pazzo periodo politico.

 

Chiudiamo con una battuta del Giulio Cesare shakesperiano che, rivolgendosi a Bruto, afferma:
“Gli uomini in certi momenti sono padroni del loro destino; caro Bruto, la colpa non è delle nostre stelle, ma in noi stessi, se non siamo altro che dei sottoposti”.

 


 

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