Il gesto di Mertens è antisportivo. Ma il calcio è ancora uno sport?

Alla fine di Fiorentina – Napoli, spettacolare partita che ha aperto il campionato dopo la più noiosa Parma – Juve, Vincenzo Montella ha faticato nel tenere a bada la propria rabbia.

Più del possibile rigore su Ribery, la frustrazione di Montella si è concentrata sul tuffo di Dries Mertens, dal quale è scaturito il rigore per l’incredibile 1-2 offerto da Napoli nel finale del primo tempo.

 


 

Partiamo da un presupposto: il gesto di Mertens è antisportivo. Il belga cerca chiaramente un contatto che non c’è, aiutato da una statura contenuta che agevola “l’effetto molla”, ingannevole per l’arbitro, ma che non lo dovrebbe essere per la VAR.

 

Già, la VAR, questo strumento tecnologico che avrebbe dovuto portare “giustizia” ed “obiettività” in un gioco fisico e quanto mai veloce.

 

L’utilizzo della VAR è una delle tante pietre tombali che, nel corso degli ultimi venti anni, si sono provate a mettere su questo gioco miliardario: partite interrotte per minuti e la gioia del gol sempre negata da un retro pensiero: “Adesso lo annullano”.

 


 

Siamo stati da sempre contrari a questa tecnologia poco istantanea, e, diciamola tutta, scarsamente calibrata per dinamiche che prevedono componenti insondabili: la pressione di una mano sulla spalla, il contatto “sporco”, l’impossibilità di calcolare al millimetro un fuorigioco.

Tant’è, la VAR sembra una realtà dalla quale non si può tornare indietro.

Ma i tecnicismi assurdi continuano ad invadere il campo da gioco anche con un regolamento matto, come quello relativo ai falli di mano. Per lo stesso Montella, il primo rigore della Fiorentina c’è da regolamento, ma sarà sfruttato da molti giocatori furbetti nel corso della stagione. Giocare a calcio con le mani legate non è possibile, eppure la nuova regola prevede una severità anatomica davvero imbarazzante.

 


 

Peccato per i veleni di una stagione appena cominciata.

La partita sul campo ha dimostrato una cosa: il gioco del calcio è bello e divertente quando si esprime velocità, tecnica, l’arte espressa nella coordinazione del tiro di Callejon o di Boateng.

 

Peccato che si voglia rendere il campo da calcio, un  tribunale lampo, con tempi burocratici lunghissimi: a certe storture siamo già abituati nel quotidiano, il pallone sia ancora evasione e divertimento. Meno tecnologia e più poesia, grazie.

 

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