Un nuovo Umanesimo: fregnacce.

A Roma, con il termine “fregnaccia”, si definisce una storia inverosimile, alla quale solo uno sciocco potrebbe credere.
Il Premier, Giuseppe Conte, oggi incensato come fine giurista (lo è) e grande statista (non lo è affatto), ancora prima della fine di “un anno bellissimo” (che mai fu) si spinge a promettere “un nuovo Umanesimo” per il Paese. Perché illudere gli italiani sul ruolo che dovrà assolvere il nuovo esecutivo?

 




 

Le parole chiave, le formule immaginifiche, sono da sempre lo strumento con il quale la politica cerca di accendere nell’animo degli elettori e dei cittadini la spinta alla fiducia, necessaria nel momento in cui si arriva al potere: dunque non c’è da stupirsi per l’ars retorica utilizzata dal Presidente del Consiglio.

Quello che umilmente suggeriamo, però, è di abbassare un attimo il tiro, soprattutto dopo aver fallito ogni previsione socio – economica – sentimentale per il Paese, promettendo “un 2019 bellissimo” che si è trasformato, come tutti sanno, nel periodo più oscuro di questa democrazia.

 




 

Il “nuovo Umanesimo” magnificato da Conte, e sempre ripreso nei discorsi di Luigi Di Maio, come da uno studente affascinato dalla tesi del Professore, ruota attorno ad un concetto centrale (la sostenibilità, il green e la tecnologia) per la cui realizzazione immediata servirebbe una realtà ben diversa da quella attuale.

 

E’ nel “green”, nel cosiddetto eco- sostenibile che il Presidente del Consiglio rintraccia la svolta di una rinascita già confusa nei termini: umanesimo è ciò che l’uomo ha prodotto mettendosi al centro del mondo; la svolta green, ciò a cui l’uomo si deve piegare per aver troppo prodotto ai danni della natura.

 

Ma oltre le limature filosofiche, Conte farebbe bene ad aprire la finestra sul Paese. Allora osserverebbe una realtà al limite della recessione, con i conti in ordine precario, un debito pubblico alle stelle, ed un sistema di spostamento merci nazionale basato sulla “gomma”, oltre ad un sistema ferroviario fermo alla fine degli anni 80. Al di là dei Frecciarossa, il sistema di treni regionali è quanto di più anti – umanistico si possa consegnare ai cittadini, che pure lo utilizzano ogni giorno.

 




 

Dispiace distruggere i sogni, ma la necessità di guardare la realtà è troppo forte: il Governo giallorosso dovrà porre rimedio ad “un anno orribile”, difendendosi da una congiuntura economica che presenta una sanguinosa guerra commerciale fra Usa e Cina; la Germania per la prima volta in recessione; la Brexit alle porte.

 

La piccola Italia, rimasta ai tempi dell’Umanesimo nel suo tessuto imprenditoriale, basato sulle bottegucce e le PMI, rischia di essere spazzata via dall’onda che sta per arrivare.

 

Meno sogni e più realismo: con Salvini alle porte, non è proprio il caso di illudere nuovamente gli italiani.

 

 

 

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