La Germania non si sente bene: primo problema per il Governo.

Il Governo Conte bis non fa in tempo ad essere immortalato nelle foto di rito che subito deve registrare un dato preoccupante, da sommare alla Brexit e alla guerra commerciale di Trump con il resto del mondo: l’economia tedesca è in chiara difficoltà.

 


 

Il nuovo scenario macro economico ha minato l’export tedesco della manifattura; l’automotive vive una crisi nera dovuta al crollo delle vendite verso la Cina e al calo della domanda interna, con lo spettro dei dazi di Trump verso l’UE che potrebbe risultare come un colpo di mannaia su tutto il settore.

Gli ordini delle industrie sono in calo del 2.7% rispetto a giugno (ultimo dato disponibile)  e il risultato di questa tendenza si rispecchia nel Pil relativo al secondo trimestre, che fa segnare un -0.1% preoccupante: di fatto, si tratta di una parziale recessione.

 

“Chissene frega” risponderebbero in molti. Il problema per il Governo italiano invece è enorme. L’export, cardine ed ultimo baluardo della nostra economia, trova nella Germania uno dei principali partner.

 

 


 

Un calo degli ordini dalla Germania sarebbe fortemente impattante sulla crescita europea, figurarsi sulla nostra, già paventata con tanta sicurezza e allegria dal nuovo Governo, solo apparentemente poco cosciente e preoccupata dalla situazione ereditata con tanto giubilo: 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva, finanziaria complicatissima, crescita zero, disoccupazione allarmante al Sud.

Il sistema tedesco è granitico ma, proprio per questo, quando inizia a smottare diventa una valanga che travolge l’Europa intera, e solitamente necessita di molto tempo per ripartire.
Reggeranno le capanne di legno della nostra economia contro la nuova tempesta all’orizzonte?

 

 


 

Se è vero che una crisi della Germania potrebbe favorire l’allentamento dei vincoli deficit/PIL per i Paesi europei, un anno di  ulteriore crescita zero sarebbe un bel problema per il Governo che, in vista della mal parata, già sonda nuove possibilità di debito attraverso dichiarazioni dei suoi esponenti più rigorosi sul tema, almeno nel recente passato.

Forse qualcuno, più in là, avrà voglia di chiederlo agli stessi protagonisti: ma aumentare il debito pubblico – che grava sulle future generazioni-  non era una bestemmia indicibile fino a pochi mesi fa?

 

Come dite? Le contraddizioni sono state sdoganate? Ah ok…

 

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