Mattarella (poco) rock

Fra gli ultimi Presidenti della Repubblica che questo sventurato Paese ha avuto, Mattarella è sicuramente quello che gode di maggiore popolarità.

Se in parte questo si deve al suo carattere taciturno, oltre che ad una storia personale toccante nel privato ed impeccabile professionalmente, gran parte del lavoro lo ha svolto una comunicazione social che ne ha fatto personaggio di culto.

 


 

Guardando più in profondità e con il beneficio del  senno di poi, anche Mattarella qualche errore lo ha commesso in questi anni di follia democratica, a partire dal timbro messo su un Governo gialloverde, di fronte al quale si è ufficialmente lamentato solo in rarissime occasioni.

 

Nel dettaglio, a Mattarella può essere contestato un tono troppo pacato contro gli schiamazzi della peggior legislatura che si ricordi, oltre che una penna fin troppo rapida davanti a pezzacci di carta come i decreti sicurezza.

“Io non ci sto!” sarebbe stata un’affermazione ancora valida, per un Presidente troppo silenzioso di fronte alla deriva del popolo che rappresenta nei suoi valori costituzionali, ma anche morali.

 

Chiuso il periodo gialloverde, il Presidente si è mantenuto paziente nel lungo periodo delle consultazioni; appena innervosito nella prima conferenza stampa ma, per il resto del tempo, fiducioso delle soluzioni che avrebbe trovato la classe politica più impreparata, leaderistica e pericolose della storia repubblicana.


 

In occasione del Forum Ambrosetti a Cernobbio, improvvisamente il Presidente della Repubblica ha alzato la voce. Davanti agli industriali italiani, piuttosto attendisti nei confronti del nuovo esecutivo, ha dato un proprio, insolito quanto esplicito indirizzo, verso le politiche future  sulle quali vorrebbe metter firma.

 

Il discorso di Mattarella, a nostro parere, è stato condivisibile sul tema della tassazione per le multinazionali, sul quale l’Europa deve intervenire il più presto possibile, ossia prima che il mercato si riduca ad avere tre, quattro giganti (Amazon, Google, Facebook, Apple etc.) e una moria di piccole aziende strangolate dall’impareggiabile concorrenza tutto intorno.

 

Quello che ha stonato nel discorso del Presidente della Repubblica, è l’esplicito invito all’Europa nell’allentare i vincoli del Patto di Stabilità.
Con questo appello, Mattarella ha ripetuto ciò che Salvini grida da anni fra piazzette e tv, dando ai più complottisti l’appiglio giusto per rinfocolare tesi complottistiche ed antipatie istituzionali più o meno leggendarie.


 

L’uscita di Mattarella è stata infelice, ed ha ovviamente scatenato domande maliziose da parte dei tanti sovranisti frustrati, in una situazione che oggi li vede all’opposizione forzata:

 

  • perché se nel lamentarsi del patto di stabilità, Salvini si dimostrava un “pericoloso ed eversivo anti europeista”, mentre oggi, il Presidente della Repubblica, spronando l’Europa ad allentarne le regole risulterebbe rock?

 

  • Perchè seguire le virgole delle regole europee sul deficit/PIL  era un dovere imprescindibile fino a ieri, mentre oggi il nuovo Governo si prepara ad aumentare ulteriormente il debito nel silenzio generale, con politiche espansive e popolar – stataliste? (v. intenti esplicitati dal Minsitro del Sud,G. Provenzano)

 

Il nostro timore, esplicitato ben prima della nascita ufficiale del Governo Conte 2, è sempre stato quello di vedere il PD e le altre forze all’opposizione, davanti a due sole, quanto mortali, strade:

 

  • fare una politica lacrime e sangue a spese dei cittadini, rafforzando la nostalgia dei salviniani;

 

  • oppure percorrere la via più facile per un salvataggio, aumentando il debito tramite i benefit di un’Europa maggiormente flessibile (e che sta andando incontro ad una crisi mastodontica), contraddicendosi, e utilizzando, in tal modo,  le ricette economiche gialloverdi tanto aspramente criticate.

 

 

A fronte di tutto questo, ancora una domanda: ma perché Mattarella sarebbe poi tanto rock?

 

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