La narrazione tossica. I giganti buoni della stampa italiana.

La definizione di “Gigante Buono” associata ad un omicida, non ha certo dato lustro a parte della stampa italiana.

D’altronde, quella della cronaca nera è una narrazione difficile, nella quale si cercano di riportare fatti inevitabilmente compenetrati dalla vita privata dei protagonisti, con il rischio di commettere errori madornali, come successo.

 


 

L’intimità delle persone coinvolte in un fatto di cronaca serve da sempre i giornalisti, bisognosi di colorare un avvenimento per il quale basterebbero poche righe: “C’è stato un omicidio in via tal de tali”.

Ma se è vero che per fare un articolo di giornale “il fatto” in sé  non basta mai, bisogna capitalizzare tutto un contorno, anche a rischio di sbagliare.

 

Il giornalismo, d’altronde, non è stato mai “etico” come vuole dipingersi.

Pretenderlo vorrebbe dire rinnegare la realtà della storia dei suoi errori, consultabile per tutti, dalla morbosità verso la Dama Bianca di Coppi, fino alla leggendaria figura del Pacciani: la morbosità vende, il sensazionalismo anche di più.

 

Chi uccide non è mai buono. Basterebbe questo per chiudere l’argomento e togliere finalmente spazio a quella brutta abitudine di occupare giornali e tv con i fatti di cronaca nera, goderaccia scorpacciata per guardoni dell’orrido umano.

 




 

 

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foto https://pixabay.com/it/photos/fantasia-piedi-cavaliere-paesaggio-2546204/

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