Paesi fantasma: la desertificazione abitativa dei piccoli centri italiani.

 

In Italia si contano circa 2.000 paesi, dispersi fra alpi, appennini ed il sud, a rischio desertificazione abitativa.

 

Ben più numerosa sembra poter diventare la lista dei Comuni destinati allo spopolamento, nell’ambito di un quadro drammatico dal punto di vista economico e sociale, per un processo di emigrazione iniziato nel dopoguerra ed attualmente ancora in corso.

 

 


 

L’Italia contadina, pre e post fascista, ha lasciato in eredità ai suoi pro nipoti migliaia di abitazioni secolari, il cui utilizzo, oggi, nel migliore dei casi, si riduce a brevi periodi di vacanza scontati al prezzo di tasse sempre più salate sugli immobili, aumentandone il rischio di incuria e abbandono.

 

Recentemente, in Molise, alcuni comuni hanno promosso il reddito di residenza, ossia una cifra pari a 700 euro mensili per chi voglia risiedere ed aprire attività imprenditoriali, in paesi altrimenti destinati a sparire.

 

Quello molisano è solo l’ultimo caso di una lunga lista per gli “incentivi a tornare”.

C’è chi ha messo bandi di vendita per immobili in disuso alla cifra simbolica di 1 euro; chi li ha regalati senza troppi simbolismi; chi ha cercato di trovare nei fondi europei stimoli all’impresa per luoghi cosiddetti “svantaggiati”: eppure le ricette locali non sembrano trovare un positivo riscontro.

 

Ad onor del vero, qualcosa grazie all’Europa si è mosso.

I Fondi destinati alle imprese agricole over 35 si sono esauriti in fretta, ma il  rilancio dell’economia soltanto attraverso l’aumento delle coltivazioni assomiglia ad un piano ottocentesco. Inoltre, nelle pieghe di questi numeri, presentati più volte nel corso dell’anno dal Sole 24 Ore, si nasconde una verità piuttosto banale: sono le regioni più ricche a richiedere ed ottenere i fondi.

 


 

Il problema dello spopolamento dei piccoli centri è chiaramente strutturale ed ormai lontano da un possibile riscatto attraverso la politica.

 

L’economia detta “di Stato”, che negli anni 60 e 70 faceva convergere dove riteneva più opportuno industrie ed imprese, oggi è impensabile.

 

La mancanza di collegamenti veloci con le città, già in difficoltà per conto loro, mina ulteriormente ogni possibile piano d’azione a corto raggio.

 

Fra le Regioni a maggior rischio di spopolamento si segnala la Calabria, con il suo entro terra montagnoso, da sempre chiuso geograficamente al mondo, e scarsamente sfruttato anche a livello turistico.

Ed è proprio nel turismo che, da oltre un decennio, tentano di rifugiarsi e trovare salvezza queste piccole economie in disarmo, dalle quali i giovani scappano.

 

Guardando al fallimento di questa politica basata solo sulla spinta delle attività ricettive, tanto sbandierata dai soloni dell’imprenditoria italiana, si comprende che, in mancanza di un’industria forte e del suo indotto, nessuna economia è in grado di autoalimentarsi a sufficienza.

 


 

Quale sia la soluzione è difficile dirlo.

Probabilmente, in un Paese destinato ad invecchiare con il suo tasso di natalità fra i più bassi d’Europa, l’unica speranza per questi piccoli centri è quella di tornare ad essere popolati da una terza età che si appresta ad essere più longeva e sportiva della precedente.

Ma allora torniamo al problema iniziale: chi si sente giovane, fugge dalla stagnazione culturale ed economica di un paese…..

 

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foto https://pixabay.com/it/photos/citt%C3%A0-vecchia-scalea-vicolo-stretto-2684800/

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