Perché il PD perderà l’Umbria.

L’Umbria un tempo faceva parte di quelle zone elettorali chiamate “Regioni Rosse”, roccaforti sulle quali, dai comunisti ai socialisti, ed infine ai riformatori del PD, potevano sempre contare nel segreto delle urne.

Da qualche anno a questa parte la situazione è cambiata. Se gli unici a non accorgersene sembrano essere gli stessi  beneficiari di tale tradizione elettorale, alla Lega è bastato mostrare i cocci di tutte le mala gestio locali per raccogliere voti e consensi.

 

La Regione Umbria presenta una delle realtà sociali più complicate del nostro Paese.

 

La decadenza attorno ai poli industriali  e la mancanza di lavoro non necessità di particolari studi: basta fare un giro in macchina fra Perugia e Terni per notare la quantità di capannoni chiusi, fabbriche sbarrate, aziende in disarmo.

A livello abitativo, i Paesi dell’Umbria, dopo quelli calabri, sono fra i più interessati dal fenomeno della desertificazione abitativa e della svalutazione degli immobili, nel corollario di una regione in cui il teorema del lavoro si è inceppato, dalle città alle campagne.

 

Le mancanze del Partito Democratico nell’attrarre imprese e favorire l’economia in questi anni, sono incontrovertibili, nonostante l’impegno negli eventi culturali che, da solo, come abbiamo espresso in altri articoli, non può formare l’ossatura di una economia stabile. A questo si aggiunga lo scandalo sanità e il suo impatto emotivo dentro una delle società più anziane d’Italia.

 

Al vergognoso caso delle nomine sanitarie che, solo per opportunità politica, non ha portato alle dimissioni della Presidente Marini, si sommi l’accusa di aver chiuso, o depotenziato, per meri motivi economici, numerosi ospedali in zone difficilmente raggiungibili o lontane dai capoluoghi di provincia, come nel caso di Città della Pieve.

 


In questo quadro, già da qualche anno, il PD perde ovunque. Da Orvieto a Terni, fino a Perugia, non c’è più un sindaco che esprima gli ideali di quella sinistra un tempo così fortemente radicata.

 

La Lega ha stravinto le europee appena qualche mese fa, sfondando in particolare nelle zone dell’alto e del basso orvietano.

Il grillismo non ha mai particolarmente attecchito in una società restia ai colpi di spugna, e piuttosto lenta nell’abituarsi  (o fidarsi…) del cambiamento.

 


 

In questo quadro, l’alieno Zingaretti,  in balia di ogni suo consigliere o presunto tale, in vista delle elezioni regionali sta tentando un avvicinamento al grillini.

 

A nostro modo di vedere, così facendo, la sconfitta è certa.

 

Avvicinarsi al Movimento 5 Stelle anche nelle elezioni amministrative segna l’ulteriore debolezza di un Partito sempre più svuotato di big, da Renzi a Calenda, ed incapace di fronteggiare l’aggressiva  determinazione della Lega, la quale pur avrebbe punti deboli ed incapacità amministrative varie per essere erosa e sconfitta.

 

Ma qui entrano in gioco visione del futuro, capacità programmatica, appoggio del Governo (che pure ci potrebbe essere), rilancio dell’economia e volontà di attrarre investimenti ed  imprenditori seri e coraggiosi.

E questa è tutta un’altra storia rispetto alla mera sopravvivenza verso sulla quale sta puntando Zingaretti, basandosi su una romantica fedeltà storica che stride con i tempi moderni e le sfide del futuro.

 

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Foto  https://pixabay.com/it/photos/assisi-umbria-san-francesco-3697311/

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