E’ dal 1871 che l’Italia è uno Stato laico, ma la Chiesa stenta ancora a crederci.

Il Segretario Generale della CEI, Monsignor Stefano Russo, dopo l’assoluzione di Marco Cappato e a proposito del suicidio assistito, si pronuncia così : “Noi siamo sempre aperti al dialogo “. Subito dopo, il vescovo aggiunge qualcosa di importante : “Speriamo in paletti forti. Non ci può stare bene quanto deciso ieri ed è anomalo che una sentenza così forte sia arrivata prima di un passaggio parlamentare”.

 

Il tema è indubbiamente delicato, e ci siamo già espressi in un precedente articolo, sostenendo Marco Cappato e la sua battaglia, che è anche la nostra, e che vogliamo così riassumere:

 

“In uno Stato laico, l’etica, ossia, semplificando, l’insieme delle regole comuni, riguarda i temi a salvaguardia della convivenza civile, anche a spese di parte della propria libertà personale.  In tal senso, il suicidio assistito per i casi di gravi malattie degenerative esce da questo recinto e si colloca in una scelta personale, nella quale solo il protagonista della vicenda può decidere come, quando e dove (possibilmente), lasciare questa vita.”

 


 

Sperando di essere stati chiari, non riusciamo proprio a comprendere il tono del Segretario Generale della CEI.

 

Quel “non ci può stare bene” pronunciato dal Monsignore (dal francese monseigneur, ossia “Mio – Signore”)  è validissimo, ma solo entro le mura vaticane: al di fuorì, già sul lungotevere, deve essere considerato dalla società e dalla politica italiana come il parere di un uomo religioso, assolutamente esterno al dibattito interno di uno Stato laico, già dal 1871.

 

Speriamo che qualcuno se lo ricordi. In ogni caso, per quanti vogliano un altro tipo di impostazione, per l’Iran sempre dritti ed in fondo a destra.

 

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foto https://pixabay.com/it/photos/vaticano-statue-cielo-2264167/

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