2011-2021: il decennio nero della politica. Da dove ripartire?

dì @GuidaLor

Nelle prossime giornate il Governo di Mario Draghi svelerà la sua natura: del Presidente, tecnico o di scopo. Un esecutivo costretto a nascere per le necessità del momento, a meno che l’obiettivo non sia quello di proporre una riedizione tragica della Comune di Parigi.
In attesa del responso, un dato precede lo stato dell’arte: nell’arco di dieci anni e per la seconda volta, la classe politica alza bandiera bianca davanti a una crisi di origine esterna, convocando un non parlamentare alla guida del Paese.

 



 

Se in riposta a problemi di carattere interno, dall’eredità di tangentopoli alla caduta del primo Berlusconi, si era ricorso a tale soluzione affidando il volante a Ciampi e Dini, per gli tsunami esterni socio economici e da ultimo sanitari, l’esecutivo Monti anticipa quello di Draghi per la dichiarata resa politica nel governare un Paese sull’orlo del baratro.
La politica, ovvero l’arte del compromesso, fallisce ancora una volta davanti a problemi complessi di cui è in larga parte responsabile.

 

Per comprendere il ricorso a due “Premier tecnici” in soli dieci anni (tralasciando la figura tragica di Giuseppe Conte) è doveroso scendere dal piano ideale a quello della realtà economica e sociale, oggetto di cambiamenti epocali totalmente incompresi dalla classe dirigente: dall’implementazione delle tecnologie in tutti i sistemi produttivi alle rivoluzioni del mercato, in quindici anni si sono spezzate dinamiche e cicli sui quali la politica e il Paese tutto -o quasi- hanno fatto aggio ben oltre il consentito.
Uno strappo incompreso dai partiti tradizionali, risolto con la mancia di flaiana memoria e il rinvio come prassi, dando luogo a un motore a rabbia e delusione il cui approdo – in questo caso e per nostra fortuna – è convogliato nel voto democratico verso un Movimento di piazza, utopico nelle intenzioni e grottesco nell’azione ma comunque capace di fermare la pericolosa ondata di frustrazione che sarebbe stata difficile arginare.
E proprio in quel preciso momento storico, con la necessità impellente di un riscatto, che la politica tradizionale si è avviata verso un processo di avvitamento attorno ai nuovi metodi imposti dal Movimento 5Stelle, collassato in appena 24/36 mesi di lavoro sul campo.
Nonostante la lezione economica impartita dal 2011 e le premesse pre pandemiche del 2019, la classe politica è stata incapace di rigenerarsi, esprimere personalità e programmi efficaci o, quantomeno, rispondenti alle necessità di imprese e lavoro, con riforme vivacchianti per non dire disastrose (Jobs Act, Quota 100, Reddito di Cittadinanza etc.).

 



 

La prima soluzione per riproporre una politica realmente rinnovata agli occhi degli italiani, a mio modesto avviso passa per l’unione e la strutturazione partitica di alcuni, autorevoli think tank attivi nel nostro Paese, dai quali la politica ha pescato alla bisogna idee, uomini o donne del momento (Cottarelli, Barca etc.).
Una possibilità remota ma ormai necessaria per rispondere alle esigenze della società attraverso la competenza, rispondendo ai detrattori che accusano queste cerchie accademiche di essere movimenti mascherati, semplice vetrina per i suoi leader, braccio armato di poteri finanziari o del mercato in attesa di un passo falso della politica per sostituirla al momento opportuno, scavalcando il rito sacro del voto democratico.
I percorsi a disposizione dei partiti tradizionali sono ancora più stretti: cercare di fare recruitment come vere aziende, aumentando il livello delle proprie competenze a partire dal disastroso piano della comunicazione, oppure continuare a vivacchiare fino alla prossima crisi, in un avvicendarsi di conti sempre più salati.
Prospettive probabilmente utopiche, nelle quali non si tiene conto degli interessi dei singoli, delle difficoltà nel passaggio dalla scrivania alla piazza e di numerosi altri fattori ma che, ad oggi, risultano l’unica risposta possibile ai dubbi di queste ore: “Adesso c’è Draghi ma domani? Torneremo ad affidarci a questa politica fallimentare?”
Nella speranza che qualcuno trovi il coraggio necessario per passare dai PDF al confronto con la realtà, osserviamo la politica attuale annaspare, incoronare il nuovo re, farsi paggio in casa propria, svilire una democrazia che abdica alla pandemia e alla povertà della sua proposta umana.
In attesa di tempi migliori, in bocca al lupo a Mario Draghi.






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