2020: l’anno delle morti bianche




Un anno segnato dalla pandemia, dal caos normativo di inizio primavera e dai blandi controlli effettuati sul territorio. Il 2020 aggiorna i propri traguardi negativi: superato il triste primato delle morti bianche. 927 vittime, 776 in occasione di lavoro, il 15% stranieri. Un decesso su tre causato dal Covid19.

 



 

L’analisi e i numeri del “Rapporto Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering” non lasciano spazio a troppe interpretazioni: nell’Italia che parla di futuro si muore ancora troppo di lavoro.

 

La crescita degli infortuni mortali rilevati durante l’orario di lavoro è pari al +38%, per un totale di 776 persone fra le quali vengono conteggiate le 319 vittime da covid (dato di novembre 2020).

 



 

COVID E MORTI BIANCHE

 

Stando ai numeri, il fenomeno delle morti bianche è cresciuto in particolar modo fra i lavoratori del comparto sanitario e dell’assistenza sociale (+21.3%).

A questo settore si affiancano manifatturiero, chimica, stampa e industria alimentare (+13.8%), il trasporto e magazzinaggio (+12%).

L’età media delle vittime è attorno ai 59 anni, con la Lombardia che detiene il primato dei decessi, (+41%) riconducibile alla prima ondata di Covid.

Bergamo risulta la provincia più colpita, 38 decessi. Seguono Roma (37), Milano (35), Napoli (34), Brescia (31), Torino (29), Cremona (23).

 

Il numero delle denunce per infortunio non mortale sul luogo di lavoro a seguito di Covid19 è di 54.128. Nel 70% dei casi provengono da occupati nel settore sanitario e dell’assistenza alla persona. Più donne (71%) che uomini (29%).

 



 

L’unico dato in flessione riguarda gli infortuni mortali in itinere (-30%). Secondo lo studio il calo è riconducibile al lungo lockdown e al fenomeno dello smartworking.

 

Sono 117 gli stranieri deceduti sul lavoro da gennaio a settembre, ovvero il 15% del totale.

Infine, secondo le rilevazioni, il giorno più sventurato rimane il lunedì, giorno delle morti bianche.

 






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