Alteritas: una cooperativa per i genitori




In questo periodo complicato, sebbene a livello politico il dibattito sull’argomento sia stato affrontato solo in maniera periferica, molte istituzioni si sono mosse per garantire alla società civile di modulare quanto più possibile l’impatto psicologico derivante da tutto il complesso di difficoltà che il coronavirus ha portato con sé.

Difficoltà senz’altro relative al lutto per la perdita di una persona cara o per la malattia che ha colpito il fisico, ma anche quelle degli operatori che ogni giorno sono spettatori, talvolta impotenti, di dolore e morte nei presidi sanitari. C’è poi chi combatte la diffusione del virus ‘semplicemente’ seguendo le indicazioni che gli sono state date dagli esperti, ovvero rimanendo a casa.

Uno scenario, quest’ultimo, che racchiude le più disparate condizioni e che, nel bene e nel male, ha costretto molte famiglie a ritrovarsi sotto lo stesso tetto ventiquattro ore al giorno.

Abbiamo intervistato le dott.sse Pisani, Passarelli e Di Michele, psicoterapeute che lavorano all’interno della cooperativa Alteritas, che si occupa del complesso rapporto tra genitori e figli, specialmente nell’ambito delle famiglie separate.

Per info:
pagina facebook Alteritas Cooperativa Sociale
l’accoglienza telefonica al numero 351.96.52.479 è dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle 18.00
mail: info@alteritas.life



Dottoresse, comincerei chiedendovi di parlarci un po’ di Alteritas

La cooperativa nasce con l’idea di colmare il vuoto assistenziale del settore pubblico e lavora soprattutto a contatto con minori e famiglie, specializzandosi nella valutazione e nel trattamento dell’età evolutiva e nel sostegno genitoriale soprattutto con famiglie separate e molto conflittuali. Molta attenzione è posta dai nostri operatori nel sostenere i genitori a vedere e accogliere le emozioni ed i bisogni dei figli al di là dei loro comportamenti, per aiutarli a cogliere quello che troppo spesso rimane sotto traccia, ossia le richieste emotive ed affettive mascherate da comportamenti problematici o apparentemente incomprensibili.

 

In questo momento i genitori separati e i loro figli risentono in particolar modo dei provvedimenti del governo. Potete spiegarci quali difficoltà si possono incontrare nel mantenimento della relazione genitori-figli e soprattutto per salvaguardare il tema della bi-genitorialità?

In un momento di grande attivazione emotiva sui temi della salute e, quindi, della paura del contagio, quel che può accadere è che situazioni già in precedenza caratterizzate da una difficoltà nelle gestione serena della bigenitorialità evidenzino un peggioramento. Questo potrebbe manifestarsi sia in un innalzamento del disaccordo genitoriale rispetto alle decisioni da prendere per il benessere e la salvaguardia dei minori, sia in una aumentata difficoltà di frequentazione con il genitore non convivente.

Pensiamo anche a situazioni in cui i genitori non vivono nella stessa città ed a come l’attuale difficoltà negli spostamenti possa seriamente interferire con la possibilità di mantenere una continuità negli spazi di frequentazione dei figli con il genitore non collocatario.

Da un punto di vista emotivo, la paura, la preoccupazione, l’angoscia possono portare gli individui ad un funzionamento più rigido, meno flessibile e questo, di conseguenza, limita la capacità di dialogare con l’altro, trovando soluzioni di compromesso e mediando tra i bisogni di tutti. Inoltre, il conflitto e la rabbia, si sa, sono strategie di difesa a cui tutti tendiamo a ricorrere quando ci sentiamo minacciati o depressi, per evitare di sentire la paura o il dolore. Come si può immaginare, tutti questi aspetti condizionano il dialogo bi-genitoriale e, di conseguenza, la relazione genitori-figli.

 

Che soluzioni alternative potrebbero aiutare nel mantenimento della relazione genitore-figlio nelle famiglie separate?

Quello che da molti genitori ci arriva rispetto ai bambini è che in qualche modo, nella mente dei più piccoli, la situazione di quarantena e la chiusura che questa comporta, riapre le ferite della separazione. Molti figli tornano a comunicare speranze di riconciliazione tra genitori separati o esprimo più direttamente e con più forza la mancanza dell’uno o dell’altro.

Proprio per venire incontro a questi bisogni che ci parlano di una necessità forte di sentire una continuità nelle relazioni nonostante la situazione di isolamento che ci è imposta, raccomandiamo ai genitori massima apertura e flessibilità.

Già nominare il genitore assente, renderlo presente nelle conversazioni quotidiane, mostrare apertura alla condivisione di immagini o racconti di vita quotidiana è qualcosa che aiuta i figli, li fa sentire garantiti ed accolti nei propri bisogni affettivi ed emotivi di attingere sicurezza da entrambi, madre e padre. Ovviamente nelle situazioni in cui questo è possibile mantenere spazi di frequentazione con entrambi è vitale per i bambini, magari ripensando l’alternanza su tempi più lunghi e minori spostamenti. Laddove le distanze e ragioni organizzative rendono impossibile la frequentazione invitiamo a fare buon uso della tecnologia, video chiamate, skype consentono di recuperare una presenza visiva che soprattutto per i più piccoli è importate.

Massima collaborazione in questo da parte dei genitori collocatari nel sostenere i figli durante i contatti con l’altro genitore, facilitando le comunicazioni e aiutando i bambini che potrebbero provare difficoltà o reticenza con una comunicazione mediata dalla tecnologia.



Non solo separati però: in Italia ci sono anche molte famiglie che trovano altrettante difficoltà nella gestione dei figli a casa. Quali criticità potrebbero emergere in questi casi? Immaginiamo che non sia tanto semplice vivere tutto il giorno con persone con le quali magari nella vita quotidiana si condividono solo certi momenti…

Certamente una delle costanti del nostro vivere ‘normale’ è la difficoltà a conciliare tempi per il lavoro e tempi per la famiglia e le relazioni, con il risultato che, nella gran parte dei casi, sono questi ultimi ad essere penalizzati. Questa contingenza ci offre una opportunità di riparare, portandoci a stare molto in contatto con i nostri figli e partner.

Può non essere facile, lo sappiamo, tutto questo implica numerosi ostacoli, dalla gestione delle famose lezioni on line o degli impegni lavorativi degli adulti, alla difficoltà di garantire tra le mura domestiche una sana alternanza tra spazi e tempi comuni e spazi e tempi individuali.

Senz’altro aiuta tutti, grandi e piccoli, strutturare delle ruotine, che organizzino il tempo e tranquillizzino anche rispetto alla perdita di altre routine, quelle al momento sospese nel mondo esterno delle relazioni lavorative, scolastiche o con i pari. Con un po’ di sano realismo aspettiamoci anche conflitti e momenti di crisi perchè tutti, grandi e piccoli, siamo esasperati e perchè con il passare dei giorni isolamento e reclusione fanno sentire i loro effetti. Non esitiamo quindi a prenderci dei momenti di pausa dalle relazioni ed impariamo a dosare le attività da fare insieme con dei piccoli rituali da dedicare a se stessi ed al proprio benessere.

Anche per i bambini può essere importante imparare a gestire autonomamente dei piccoli lassi di tempo, auto-organizzandosi e facendo allenare fantasia e creatività. Soprattutto, quando la tensione aumenta, decomprimere, allontanarsi anche fisicamente e far raffreddare le emozioni per poi tornare nella relazione con uno stato di minore sovraccarico emotivo.




Cosa dire, specialmente rispetto agli adolescenti, a quei genitori i cui figli non vedono l’ora di uscire e che potrebbero premere ancor di più nel prossimo futuro in questo senso, visto la probabile discesa dei casi nella curva dei contagi e il conseguente possibile sentimento di evitato pericolo?

Sarà certamente faticoso per i figli adolescenti tollerare un lungo periodo di convivenza con i propri genitori e di privazione di quegli spazi di movimento e relazione fisiologicamente importanti alla loro età, sarà quindi faticoso per i genitori esigere il rispetto di regole e limiti. Che dire? Quello che diremo in qualunque altra normale circostanza. È compito dei figli chiedere e forse, anche mettere in discussione le indicazioni dell’adulto, ma è compito dell’adulto svolgere una funzione protettiva e dare dei limiti giusti, che sappiano salvaguardare.

Una risorsa utile è l’empatia, che ci aiuta ad accompagnare le regole con una vicinanza affettiva. Può sembrare banale, ma ha un effetto importante, non dimentichiamo mai di riconoscere ai figli la fatica che possono fare, il disagio che possono sentire nel vedersi privati delle loro fonti di piacere e stabilità. Nominiamo insieme a loro questi sentimenti perchè possano imparare a definire quello che sentono e facciamoli sentire apprezzati negli sforzi e nelle rinunce che stanno mettendo in campo.

 

Infine, cosa possono fare concretamente quei genitori che si trovano in difficoltà nella gestione dei figli in questo periodo?

Prima regola non chiedere troppo a se stessi ed ai propri figli. È bene porre delle regole così come è bene dare una struttura con impegni ed attività ma è altrettanto importante mantenersi flessibili, pensando che le emozioni in questo momento hanno un ruolo importante per adulti e bambini. Il disorientamento per aver perso la propria quotidianità, la paura e la preoccupazione per quanto sta accadendo, le notizie non certo confortanti che ci arrivano dai media e le molte domande senza risposta sul futuro sono un bagaglio che tutti, a prescindere dall’età, siamo al momento costretti ad assumerci e che non riconosciuto può diventare nervosismo, tensione, rabbia, oppositività. Perciò più di tutto prendiamoci un tempo ed uno spazio per ascoltare e domandare ai figli come stanno, quali sono i loro pensieri, quali i loro timori.

Nessun adulto per quanto amorevole potrà metterli in salvo del tutto ma potrà essere presente e la condivisione, il sentirsi vicini fa già la differenza, come questi tempi difficili ci stanno insegnando.

 

Voi tre appartenete ad una realtà quale quella delle cooperative sociali. Avete messo in campo qualche iniziativa per aiutare persone che in un momento così delicato potrebbero aver bisogno di aiuto?

Come Alteritas ci offriamo di aiutare i genitori in difficoltà a gestire i rapporti e la comunicazione con i figli in un periodo così stressante, attraverso uno sportello gratuito online di ascolto, supporto, informazione, orientamento, consulenza.

In un momento in cui le famiglie sono private degli aiuti necessari – servizi sociali, scolastici, educativi, formativi e di altro genere – perché sospesi, con gravi ripercussioni sulla vita dei bambini e dei loro genitori, Alteritas promuove un servizio psicologico di supporto alla genitorialità.

Il servizio è rivolto, quindi, a tutti quei genitori che sentono il bisogno di condividere con un esperto momenti di difficoltà emotiva relativa alla gestione dei loro figli e per trattare questioni legate a questo trauma così pervasivo che stiamo vivendo.

Ci sono molte domande che si fanno strada con urgenza: come parliamo ai bambini del coronavirus? come aiutiamo i ragazzi a tollerare la quarantena? come aiutiamo i nostri figli a dare significato all’esperienza che stanno vivendo?

Quel che stanno provando ora, all’inizio della loro vita, li accompagnerà per gli anni a venire. Ci guardano e ci osservano, dipendono da noi e dalle nostre scelte.

Per info:
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