Basteranno le misure prese contro la pandemia economica? I primi numeri dicono che…



Nella complessità di un’Europa lacerata dai  vari interessi nazionali, come noto, il 9 aprile u.s., l’Eurogruppo ha  trovato un punto d’incontro nei 200 miliardi della BEI, nei 100 miliardi del programma SURE e continua a lavorare, con la forte determinazione della Francia, per un fondo comune atto a stimolare la ripartenza economica post pandemia.

Il tanto discusso Mes offrirà una linea di credito autorizzata -senza condizionalità- solo per le spese sanitarie, ordinarie e straordinarie, dovute all’emergenza.

Sullo sfondo, il bazooka della BCE da 1.000 miliardi e una vigilanza bancaria più morbida.

La domanda che ci siamo posti ieri era: basteranno le misure su citate per evitare a molti paesi europei, Italia in primis, di passare da una pandemia sanitaria alla depressione economica?

La prima risposta, non certo rassicurante, arriva dal Centro Studi Confindustria.



Prendendo a campione solo le società di capitali pari a un 1/3 del PIl e al 55% degli occupati, in uno scenario di fine epidemia ipotizzato nel mese di giugno (visione ottimistica), per fare fronte ai due mesi di lockdown e ripartire con solide basi, queste realtà avrebbero bisogno di una iniezione di liquidità vicina ai 30 miliardi di euro.

Tale cifra, nel caso in cui la pandemia trovasse termine solo a dicembre, schizzerebbe a oltre 80 miliardi di euro.

Senza una moratoria sui prestiti, si sale a 42 miliardi (in giugno) e 112 (a dicembre).

Presupponendo anche una capacità eccezionale di dare respiro alle aziende, la situazione post pandemica – con la paura  alla porta e uno stile di vita inevitabilmente modifcato- registrerà la certa contrazione dei consumi, prevista dall’Istat in 52 miliardi di euro.

Come tutte le indicazioni di questo periodo, però, essa riferimento a un quadro in divenire, in molti casi ancora imperscrutabile e soggetto a rezioni sociali difficili da definire.



Lo studio proposto da Confindustria fornisce il quadro di una realtà complessa, che si rifletterà nella probabile chiusura di molte aziende già in difficoltà prima della pandemia, con un inevitabile aumento della disoccupazione.

In quest’ottica, la ricerca di un debito comune europeo appare come la conditio sine qua non per qualunque tipo di ripartenza. 

Se ciò non avvenisse, il rischio sempre più tangibile per molti paesi europei è quello di uscire dalla pandemia ed entrare in una depressione economica senza precedenti.

dì @GuidaLor

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