BoliviaCile, Hong Kong, Israele, l’invasione della Turchia: il soft power dell’Occidente è morto.




Cile, Bolivia, Hong Kong, Israele e Palestina, senza dimenticare l’invasione turca della Siria, che rischia già di passare agli archivi della memoria, nel frenetico avvicendarsi degli eventi.

Le crisi internazionali crescono, vomitando macabre cronache e video nel web, luogo dei luoghi dove le distanze, una volta siderali, oggi sono ristrette in un click.

Vedere sotto la stessa luce tutte queste tensioni sanguinose non è possibile, ma il comune denominatore delle ombre di un passato ciclicamente riproposto, denunciano ancora una volta le debolezza di una globalizzazione solo economica, mai politica né umanitaria.



In Cile e Bolivia un capitalismo distorto,  costruito a vantaggio di pochi e sulla pelle di molti, sta causando da settimane proteste soffocate negli abusi e nel sangue.

Dentro una storia delle democrazie sudamericane da sempre turbata,  oscillante fra ingerenze americane e ascesa di dittatori nascosti sotto il mantello dell’ideologia di turno, militari e polizia conservano un potere illimitato.

Il silenzio imbarazzante della politica europea per la situazione di questi due Paesi non è una novità:  il Sudamerica è da sempre considerato mondo esotico e lontano, qualcosa di cui non interessarsi, a totale appannaggio dell’alleato americano. Anche alle soglie del 2020.




La battaglia del travagliato Stato d’Israele contro i palestinesi registra idee e fazioni più distinte, in Europa come in Italia, ma solo all’interno dell’opinione pubblica.

Stati Uniti ed Europa sgocciolano dalla bocca parole di umanità per tutti, ma ammutoliscono di fronte alla situazione israelo palestinese.

Chi combatte per la propria esistenza contando solo su sassi  e residuati bellici non merita attenzione. La prosopopea di un popolo che pensa di avere diritto a più spazio di quanto la storia recente gli e ne abbia accordato, viene taciuta da un potere economico debordante.

Hong Kong rappresenta l’epitome dell’ipocrisia occidentale, sempre più stritolata da un dragone che né divora valori e libertà, allattandola con mano d’opera a basso costo ed iniezioni di investimenti milionari, necessari per il sostentamento del “vecchio mondo”.

Se Trump non apre bocca sulle proteste del popolo cinese, stante la crisi attuale ed in attesa di nuovi accordi commerciali con Pechino,  l’Europa non si azzarda a muovere un dito nemmeno per i campi di rieducazione sempre più affollati (in misura di milioni di persone, dalle minoranze etniche ai mussulmani).

 

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foto https://pixabay.com/it/photos/protesta-sciopero-fammi-vedere-60587/

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