Calenda vs Renzi : partita per il “centro”.



Esiste un detto secondo il quale “i cavalli vincenti si vedono all’arrivo”.

In un periodo politico tanto vivace, non pochi hanno preferito dimenticare tale monito e recitare con largo, eccessivo anticipo il De Profundis di Siamo Europei e Carlo Calenda, anche sull’onda della roboante presentazione del partito di Matteo Renzi, Italia Viva.

Per attirare i consensi in un’area moderata di centro, opposta al sovranismo ma lontana da quelle praterie a sinistra vagheggiate da Bersani, la battaglia di rappresentanza fra Matteo Renzi e Carlo Calenda continua, nonostante tutto.

Quel “nonostante tutto” tiene conto di alcuni, importanti vantaggi di partenza per Matteo Renzi.

  1. Carlo Calenda non ha (ancora) una struttura paragonabile a quella del leader toscano: né dirigenziale né fisica – se mai fosse necessaria ad un partito nel 2020 – né economica;
  2. i fedelissimi del Senatore toscano hanno un iperattivismo mediatico che il solo eurodeputato romano non può contrastare, nonostante l’impegno profuso in questi mesi fra sociale e televisioni;
  3. Matteo Renzi ha governato il Paese, tessuto rapporti con i vertici industriali, raggiunto risultati e mascherato errori per i quali, ancora oggi, non si fa scrupolo di accusare predecessori e successori, alleati ed ex, con l’appoggio di un elettorato che lo segue ciecamente, riponendo in lui speranze mai sopite, nonostante qualche delusione cocente.

 




 

Eppure, dalla sua parte, volendola vedere come una partita a carte, Carlo Calenda qualche briscola in mano la possiede eccome:

  1. ha salutato il PD per un’alleanza di Governo che si sta rivelando, come previsto e prevedibile, elettoralmente sanguinosa per ogni partner;
  2. è’ l’unico rappresentante politico di area moderata che sta uscendo dal caso Ilva senza polvere sulle spalle;
  3. Carlo Calenda ha piglio e carisma. Se questa “energica dialettica” viene spesso criticata, a nostro modo di vedere il problema non si pone: ogni leader attira a sé tanta simpatia quanta acredine, lciò che conta è suscitare emozioni, empatia, trasmettere competenza. Elementi che sembrano mancare a Zingaretti, tanto per fare un esempio….

 




Le vicende del Governo saranno decisive nel risultato della “partita per il centro”.

Nel frattempo, Calenda battaglia giornalmente con gli uomini più vicini al leader di Italia Viva, il quale si palesa solo saltuariamente, in un vis a vis che, ad oggi non sembra essergli utile.

Al suo posto non fanno scrupolo di andare allo scontro frontale con Calenda, tanti fidi scudieri: una volta Marattin, una la Bellanova, una Nobili. Generali che martellano ma  pagano lo scotto di tanto attivismo con gaffe ormai divenute quotidiane.

 

La buttiamo lì, senza salotto, ma con un bel lancio “da porta a porta” : a quando un dibattito pubblico fra Renzi e Calenda?

 

 

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