Cinquantenni italiani: fortuna e privilegi di una generazione di fenomeni.

C’è una “generazione di fenomeni” in Italia, persone comprese nella fascia d’età fra i 50 e i 65 anni,  coloro che hanno avuto il privilegio di nascere e crescere nel periodo d’oro di questo Paese.

 

Questi uomini e donne possono citare con una sensazione dolce ed amara le parole del Re di Francia, Luigi XV: “Après moi le déluge!”, “Dopo di me il diluvio!”. Scopriamo il perchè.

 




 

E’ a loro, maggioranza nel Paese, che la politica strizza l’occhio volentieri, offrendo anche l’ultima riforma sulle pensioni, a dimostrazione di una buona stella, in una nazione che invecchia a vista d’occhio.

 

I fortunati/e nati fra gli anni 60’ e 70’ hanno goduto dell’Italia del debito senza problemi e del  lavoro pubblico utilizzato come ammortizzatore sociale; sopravvissuta alla convivenza con il terrore degli anni 70’ e alla piaga della droga, ha festeggiato la fine dell’una e la normalizzazione dell’altra a partire dalla metà degli anni 80’, l’epoca pazza della “Milano da bere” fino all’ultimo bicchiere, quello della staffa, arrivato un decennio fa circa.

 

Non ce ne vogliano i lettori nati nel periodo sopra citato, ma è un dato di fatto o una favorevole coincidenza  astrale che la loro posizione sia privilegiata rispetto alla generazione che li precedeva e a quelle che sono seguite.

 

Anni ruggenti quelli dei Ministeri pieni di fantozziana memoria, delle mega aziende misto pubblico – privato, della moto senza casco, delle macchine truccate e dei primi viaggi per tutti.

 

I sessantenni di oggi sono usciti dal romantico mondo analogico e collettivo, godendo della comodità di quello odierno, in cui la tecnica esasperata ha chiesto in sacrificio libertà e  socialità, morte nei social e nelle cose di internet.

 

Più fortunati dei millennials, i nostri 50/60enni hanno potuto erodere per primi il risparmio dei genitori, con il surplus di un lavoro stabile, avvolti nel comodo mantello di una politica rassicurante, che non doveva fare i conti con nessuno se non con i “blocchi” Usa e URRS, che sfruttava  con scaltrezza.


 

Il sessantenne di oggi è l’ultimo fortunato che può prepararsi alla pensione con discreta tranquillità, a fronte di un sistema previdenziale che rischia il collasso nei prossimi decenni.

 

Il “nostro o la nostra” possono sentirsi ancora giovani ricorrendo alla chirurgia estetica; possono sfruttare opportunità (anche fiscali) offerte da alcuni paesi europei che cercano di rimpolpare la loro economia trasformandosi in nuova Florida (vedi Portogallo); sono proprietari di casa avendo vissuto il boom edilizio e un accesso al credito oggi impensabile per la maggior parte dei lavoratori dai 20 ai 35 anni.

 

Questi uomini e donne possono preoccuparsi solo della prole, alla quale stanno per lasciare un Paese portato allo sbando dai loro stessi coetanei, con il rammarico di vedere nei figli che lo conducono oggi, dei sognatori impreparati e arroganti, alle prese con un mondo nuovo ed impossibile da domare con i vecchi metodi tramandati.

 



 

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