Coronavirus e giravolte della comunicazione: ora va tutto bene, pare.



I vecchi? Morti perché dovevano morire. Era il loro destino, avevano già numerose patologie.

I bambini? Sono immuni, anche se iniziano ad esserci dei contagi stanno bene.

I bar lombardi chiusi dalle 18 per sicurezza? Riaperti h24  poche ore dopo: non sono più rischiosi.

E le partite di calcio? Beh no quelle le facciamo a porte chiuse, tranne alcune.

E perchè? Bo! Un colpo al cerchio, uno alla botta, l’importante è che smettiate di avere paura o l’economia crolla.

 

Il dialogo immaginario su citato è la summa di ciò che sta avvenendo in Italia. Tutte contraddizioni e cambi di passo linguistico intorno al coronavirus, capaci di mettere in mostra tre aspetti fondamentali:

  •   la paura della recessione e dell’isolamento del nostro Paese è  più che mai tangibile;
  • la politica vuole e deve intervenire per calmare le piazze;
  • l’informazione si è allineata alla linea “serenità”




Le ripercussioni economiche del panico da covid-19 sono ormai note a tutti. Ciò detto, è impossibile non sottolineare la capacità ed il potere dell’informazione, ancora oggi, in un momento storico come questo.

D’improvviso, dopo aver rischiato l’isolamento mondiale, in Italia si è cambiato completamente approccio sul coronavirus, al modo di parlarne, al tono delle interviste.

Questa vera e propria giravolta comunicativa è improntata al più nobile obiettivo di non farci sprofondare nella recessione, per carità, sia mai. Ma quando qualcuno tornerà a chiedersi perché “la massa non compra più i giornali” o “non si fida dell’informazione main stream” forse queste poche righe torneranno utili per trovare indizi alla risposta.

Saluti e baci (a distanza di due metri).

 

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FOTO https://pixabay.com/it/photos/tutto-bene-ordine-rassicurazione-1418895/

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