Cultura: una signora abusata e stanca.

 

Se “le parole sono importanti” (e non fu Moretti il primo a dirlo), alcuni vocaboli complessi, carichi di significato, appesantiti dalla storia, oggi vengono utilizzati con leggerezza, confusione ed una manipolazione che ha impoverito l’analisi della realtà.

Siamo totalmente immersi nel significante, laddove questa epoca ha fornito tanti, troppi termini nuovi e complessi, divenuti spuri nell’influenza della traduzione, altrimenti ringiovaniti fuori da ogni logica temporale, tanto da rendere il dibattito un dialogo fra sordomuti, attenti a lanciarsi contro slogan sempre uguali.

Ascoltare un dibattito televisivo, leggere

 



Laddove “Impossible is nothing” è lo slogan con il quale si è ingannata la complessità del mondo, uccidendo una cultura che, prima di tutto, significa prestigio della consapevolezza delle diversità, il linguaggio si è adeguato ad essere utilizzato per esprimere massimi sistemi con minimi termini.

E’ vero, oggi, paradossalmente, la difficoltà di “acculturarsi in modo sano” è maggiore rispetto a qualche anno addietro, dovendo proteggerci da un mondo di fake news, pessimi libri, quantità di cattivi maestri proposti con insistenza da tv e web, in un mondo che rinnega ogni possibilità di sviluppo e crescita diversa da quella imposta, ma arrendersi non è possibile.

 




L’etica alla base di ogni retorica è morta, frantumandosi in pezzi dopo che la morale sulla quale poggiava (con tutte i suoi attriti e contraddizioni) è stata sostituita dal solo egoistico apparire, dall’emergere, con l’aiuto di una comunicazione diavolina che trova nei social il suo terreno più fertile.

 

Se la cultura non è che la massima espressione dei valori etici e delle sue evoluzioni, accompagnate (o sostituite?) dai progressi della scienza, oggi anche le personalità di riferimento tendono a perdersi in un mare di semplificazioni che umiliano il ragionamento più lucido.

 

L’uomo di cultura, tanto in tv quanto su i social, si sta piegando al linguaggio di una società nella quale i suoi cittadini lo ignorano

 

questa società nella quale si sta tornando indietro alla natura dell’uomo, tanto nel linguaggio semplificato quanto nell’analisi della realtà, nell’esaltazione del proprio ego e nel soddisfacimento a tutti i costi dei propri desideri.




Costruire su carta l’homo novus non è possibile.

Le difficoltà e la fatica di accettare le lezione di “signora cultura”, che ci parla della straordinaria complessità del mondo e dei sacrifici necessari ad ognuno per la convivenza ed il rispetto delle diversità, semplicemente non si sposano con un’epoca che fa della brevità il suo tratto distintivo.

Troppo pessimismo? Fatecelo sapere.

 

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