De Rossi vs AS Roma: un addio poco elegante.

Dopo una conferenza stampa nella quale aveva tirato bordate contro la società, smorzate da una stampa a lui, come ad altri giocatori, spesso troppo legata emotivamente per giudicare in maniera razionale, De Rossi e la Roma tornano sulle prime pagine dei giornali.

Ma andiamo con ordine.

CAPITOLO 1: La conferenza stampa

Nella conferenza stampa d’addio, DDR, salutando con emozione una storia lunga 18 anni, non aveva risparmiato il povero CFO Fienga da una figura barbina.

Un De Rossi orgoglioso, aveva ribadito davanti ai microfoni che, fosse stato per lui, avrebbe continuato a portare la maglia giallorossa  – sentendosi ancora un giocatore integro – declinando, allo stesso tempo, futuri ruoli dirigenziali “alla Totti”, poiché giudicati ancora di scarso peso e di sola immagine, all’interno dei processi decisionali della società.

Rimarcando più volte un addio amaro, si era così consumata una conferenza stampa che ben pochi avevano cercato di guardare con razionalità, offuscati dall’amore per un giocatore simbolo.

CAPITOLO 2: L’audio su whats app

In un audio inviato su whats app, nel quale De Rossi stesso (pare) spiegava tutte le dinamiche dell’addio, veniva sottolineato l’imbarazzante comportamento della società nei suoi riguardi.
Nel file in questione, Fienga e i dirigenti sono raccontati con cinica lucidità ed orgoglio, mentre vengono difesi dal giocatore gli addetti stampa, assediati in quei giorni dalla ferocia dei tifosi romanisti.

Domanda: a 35 anni compiuti, da più di 20 nel calcio che conta, ma, soprattutto, a posteriori, Daniele De Rossi, come poteva pensare che le sue parole non sarebbero finite sul web ed infine alla stampa?

 

CAPITOLO 3: L’ARTICOLO DI REPUBBLICA

Premessa: non ci piace un giornalismo fatto di gossip. Fin tanto che si sollevano domande, la risposta è sempre nella mente del lettore, ma quando si danno informazioni  come quelle riportate da Repubblica (che pure avrà le sue fonti) il rischio di sbagliare è alto, altissimo.

Nell’articolo in questione, si narra di un De Rossi che, in Agosto, avrebbe criticato ferocemente la dirigenza per l’arrivo di Nzonzi, giocatore considerato un rischio per la sua leadership a centrocampo. Successivamente, DDR si sarebbe impegnato in una battaglia (insieme ad un gruppo di giocatori “esperti”) per mandare via Di Francesco e (rullo di tamburi) Francesco Totti, considerate due figure scomode ed ingombranti.

Che si tratti di verità o meno, non spetta a noi dirlo. L’arrivo di querele da parte del giocatore è già stato annunciato, così come la smentita da parte della società e del giocatore per le dinamiche riportate dal quotidiano.

Da parte nostra, e al netto di questa ultima vicenda da chiarire, per noi De Rossi esce dalla storia della AS ROMA meno elegantemente di quanto descritto da tanti giornalisti sportivi, forse con troppe lacrime agli occhi, per fare il loro lavoro già dopo la conferenza stampa.

Dispiace giudicare così un uomo simpatico ed un campione, ma l’eleganza si misura in una/due battute ficcanti oppure nella dignità del silenzio. Daniele De Rossi, invece, andandosene da Trigoria ha messo fila tutti i sassolini che aveva nelle scarpe, il cui peso, ora, in una città passionale come Roma, si è trasformato nel macigno che rischia di travolgere la società del suo cuore.

 

foto https://www.ilpost.it/2019/05/27/de-rossi-roma-parma/

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