E’ certificato: i salari italiani sono fra i più bassi d’Europa.

In un Paese in piena crisi e con un debito pubblico alle stelle, il Governo torna a promettere il salario minimo ed   una piogga di soldi che non si capisce da dove tirerà fuori.

Confermando la nostra posizione per la quale “il caso di Gabicce mare” – con la difficoltà degli stabilimenti nel trovare dipendenti stagionali – non sia  dovuta al Reddito di Cittadinanza, come espresso da alcuni quotidiani ed esponenti politici  in una correlazione quanto mai forzata,  dobbiamo riportare una triste verità (questa si verificata numeri certi): gli stipendi medi degli italiani sono fra i più bassi d’Europa, anche al netto del costo della vita e della pressione fiscale.




La società di consulenza “Willis Towers Watson, nel Global Remuneration Planning Report” ha messo in evidenza che, a fronte di uno stipendio medio nella zona UE pari a 51.000 euro annui, in Italia il salario netto medio si ferma a 23.000 mila euro.

Svizzeri e lussemburghesi (in questo caso parlando di “giovani laureati”) guidano la classifica con circa 89.000 euro lordi, in Germania si arriva a 60.800 dollari,  in Gran Bretagna 37.122 dollari ed in Spagna circa 34,000 dollari: in Italia, un giovane laureato (se trova lavoro) non supera i 31.000 dollari all’anno.

In questo contesto bisogna anche ricordare l’enorme diversità interna al nostro Paese, con un vero e proprio strappo fra i stipendi pagati al Nord e quelli del Sud, giunti a livello ormai “africani” (anche se a fronte di un costo della vita nettamente inferiore) : si passa così dagli oltre 31.000 euro annui per il lavoratore di Bolzano, ai 14.000 euro registrati in Calabria.




Ad oggi, gli 80 euro del “Bonus Renzi” (che a bilancio costa circa 9 miliardi all’anno) rischiano di essere tagliati dall’attuale esecutivo per rientrare dell’enorme debito pubblico, giunto al 132.2% del PIL, diminuendo in questo modo ancora di più il potere d’acquisto degli italiani.

Ad onor del vero, studi come quello sopra citato, riportano numeri piuttosto oscillanti e diversi fra loro, ma se la diversità riguarda qualche centinaio di euro, il risultato è sempre il medesimo: l’Italia ha un salario medio molto basso ed un costo della vita che, invece, rientra perfettamente nella media UE.

 

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