Elezioni regionali ed esultanze smodate.



Non per fare i guastafeste, non per essere menagrami, ma gran parte della narrazione sul risultato delle elezioni regionali sembra sbilanciata dal terrore di una sconfitta romagnola che avrebbe significato “fine del Governo” e ritorno alle urne.

Dati alla mano infatti, le forze progressiste non hanno vinto in maniera debordante in Emilia ed hanno perso in Calabria. Al netto della fresca sconfitta in Umbria, di un Sud in subbuglio e di un Nord sempre vicino alla Lega, il quadro non è poi tanto confortante per il prossimo futuro, soprattutto se si pensa alla dispersione fra partiti, sardine, ed indecisi vari.

Bonaccini in Emilia è stato decisivo per se stesso: forte del lavoro svolto, di un’aura data anche da quel look lontano dalla vecchia sinistra e,  soprattutto, grazie ad una pacatezza capace di non farlo cadere in nessuna trappola salviniana.



 

A dare manforte al dubbio riguardo l’eccessivo giubilo nella galassia più o meno vicina ai democratici, c’è un ulteriore dato: il risultato della Regione Calabria.

Vittima della campagna elettorale più assurda di sempre, la regione meno abbiente d’Italia si consegna alla candidata di Silvio Berlusconi e al centro destra unito, registrando per la Lega oltre il 12% delle preferenze, ossia solo 3 punti in meno del PD.

Tant’è, le dinamiche elettorali del Sud e della Calabria restano un segreto di pulcinella inesprimibile, che fin troppo spesso la giustizia rivela, con sommo ritardo, al resto del Paese. E questa non è un’accusa, ma un dato di fatto.



Una non notizia: il Movimento 5 Stelle è sparito, morto, estinto.

Una notizia: Zingaretti continua ad essere spaventato dalla presunta forza dei 5 Stelle.

Una realtà: il cadavere del grillismo lascia numerosi orfani politici e voti a disposizione. E’ un’occasione da non perdere. Per tutti.

Adesso c’è da portare avanti il lavoro di un Governo che rimane litigioso, lento e senza grandi piani concordati per la futura azione economica e sociale.

Le elezioni regionali sono acqua passata, il Paese invece continua ad affogare nei soliti problemi: stagnazione, disoccupazione, debito pubblico, calo dell’industria, frenata dell’export.

Forse, date le condizioni, alla fine è più agevole, facile e redditizio per Salvini continuare a fare opposizione. Oppure, come recita il vecchio adagio andreottiano, “il potere logora sempre chi non ce l’ha”?

 

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