Intervista Capitale a…Filippo Morsillo : una promessa del giornalismo sportivo.

Per le IntervisteCapitali, abbiamo incontrato Filippo Morsillo, giornalista emergente che si occupa di sport.

Nato a Roma, a 27 anni ha già collaborato con Sky come redattore interno a Sky Sport 24, come telecronista per PMG Sport ed Eleven Sports, come Service Provider per i siti Corrieredellosport.it e Tuttosport.com, oltre a scrivere per la pagina “Il cuoio”.

 




 

Ciao Filippo, cominciamo: com’è fare il giornalista sportivo?

È più un piacere che un lavoro. Sono ormai cinque anni che ho intrapreso questa carriera e non c’è stato un giorno in cui non abbia avuto voglia di lavorare. Parte tutto dalla passione per lo sport, qualsiasi esso sia. Sento di essere portato per raccontarlo e non avendo trovato nulla di più stimolante, ho iniziato dai siti internet e dalle radio, ovviamente senza nessun compenso. Poco importa, quando fai qualcosa che ti mette il sorriso, la retribuzione non è mai la prima preoccupazione.

 

Immaginiamo che sia molto difficile sfondare in un settore come quello del giornalismo sportivo in Italia, dove un po’ tutti provano a dire la loro..

Lo è. Bisogna fare a spallate e restare in piedi.

È strano, perché c’è grande rispetto tra i colleghi, ma ognuno è costretto a guardare al proprio orticello. Sono in tanti quelli che meriterebbero di trovare una buona soluzione lavorativa, ma sono pochi quelli che realmente la trovano.

 

Hai lavorato per Sky Sport, per siti internet, per la carta stampata, in radio, adesso scrivi per “Il Cuoio”. Che differenze ci sono tra questi contesti?

Ci sono differenze sostanziali tra una redazione televisiva, una radiofonica e una telematica. Ognuna comunica in maniera differente: per la televisione sono fondamentali le immagini che devono accompagnare le parole di un servizio, in radio invece entra in gioco la voce e la capacità di raccontare una notizia.

Nei siti internet e su carta stampata, invece, è fondamentale saper centrare il nocciolo della notizia e metterla nel titolo, nel catenaccio e nell’occhiello, che valgono l’80% dell’articolo.

 




 

Ci racconti un po’ della tua esperienza in tv?

A dir la verità, non amo stare davanti a una telecamera. Preferisco avere un microfono e raccontare le immagini che vedo. Le telecronache, ad esempio, sono la cosa più divertente che mi è capitato di fare.

L’arrivo a Sky Sport 24, però, è stato qualcosa di indescrivibile: mi sono ritrovato a lavorare fianco a fianco con professionisti che fino al giorno prima ammiravo in televisione. Ricevere i loro consigli mi ha aiutato molto e li porterò sempre con me.

 

Ti sei occupato di calcio, ciclismo, sci, basket, boxe, è molto importante per un giovane giornalista che vuole scrivere di sport essere eclettico in questo senso, conoscere un po’ tutti gli ambiti sportivi?

È fondamentale. A mio avviso non puoi essere un giornalista sportivo se ti occupi di un solo sport.

È una questione di passione, si tratta di ciò che ti arde dentro. Faccio un esempio: io di pallanuoto conosco poco o niente, ma se mi dovessero chiedere di fare un articolo o una telecronaca non perderei tempo per informarmi e per conoscere tutto il possibile su quello sport.

 

C’è un giornalista a cui ti ispiri maggiormente quando scrivi?

Ognuno ha i suoi “guru”. Mi ha sempre affascinato la cultura, non solo sportiva, di Gianni Brera e la sua impareggiabile genialità nel descrivere i personaggi. Ovviamente, c’è anche Federico Buffa, che ha questa immensa capacità di tenerti incollato alla televisione anche se non sai di cosa sta parlando.

Per quanto riguarda i telecronisti ne devo menzionare tre: uno è Bruno Pizzul, che ha accompagnato la mia infanzia, uno è Fabio Caressa, che considero un rivoluzionario, e Massimo Marianella, il più affascinante.

 

A parte il calcio, c’è uno sport che preferisci o pratichi?

Gioco in porta a calcio, da bambino amavo Peter Schmeichel, ma lo sport della mia vita è lo sci: l’ho fatto a livello agonistico per dodici anni. Da un anno ho iniziato a fare arrampicata sportiva, devo dire che è una droga. Appena ho la possibilità vado in palestra o in falesia. Quando sarò più pratico andrò a fare le vie alpinistiche.

 




 

Per chiudere, sappiamo che hai dei progetti in cantiere, tipo scrivere qualcosa di più corposo di un articolo… puoi darci qualche indizio sull’argomento che tratterai?

Sto scrivendo un testo di narrativa basato sulle imprese di un gigante dello sport: Walter Bonatti.

 

Ti ringraziamo per l’intervista e ti facciamo un immenso in bocca al lupo!

Creperà?

 

Seguici su Twitter e Facebook @ifatticapitali

 




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *