“Il Disprezzo” dì Alberto Moravia




 

dì A.G.

 

Nell’ordine della mia conoscenza personale di Moravia, dopo la Noia vi è il Disprezzo. Concetti non propriamente banali.

Il Disprezzo è l’elemento contro cui il protagonista del libro, tale Riccardo Molteni, sceneggiatore di cinema con il sogno di lavorare nel teatro, lotta per tutto il tempo. E a disprezzarlo non è il mondo del lavoro in cui si trova, anzi. Né egli si sente completamente escluso dal mondo della vita. A disprezzare Molteni è la moglie, Emilia.

Donna di semplici origini, di punto in bianco comincia ad allontanarsi. Il lettore ha così la sensazione di un matrimonio che si sfilaccia e pensa all’inevitabile tradimento della donna, non più innamorata, servito su un piatto d’argento dal potente produttore che si inserisce nella coppia a formare un triangolo amoroso sui generis.

Dunque, da una parte Riccardo, dall’altra Emilia. In mezzo Battista, un riccone descritto come nient’affatto affascinante se non per il potere che ostenta in qualsiasi occasione. Il romanzo parte così da un dato di fatto: dopo due anni di amore matrimoniale, qualcosa si rompe.

Il resto della storia non ripercorre nulla, né si proietta verso il futuro.

 

Una storia che non ricerca, se non brevemente, le cause della rottura, né si sofferma più di tanto su ciò che verrà dopo. La vita di Riccardo ed Emilia continua insieme, sotto un medesimo tetto chiamato Disprezzo. 

 

Se ci pensiamo, quale migliore parola per descrivere la caduta di ciò che si è disposti a spendere per rimanere con qualcuno? Emilia non vuole più spendere niente, mentre Riccardo, così dice, sì. O meglio, è ossessionato dall’idea di recuperare un amore finito, una vita ormai andata per non si sa bene quale motivo.

Ebbene, dopo varie vicissitudini (poco degne di nota peraltro, e in cui un solo altro personaggio giunge sulla scena) il lettore comincia a comprendere qualcosa, e lo fa attraverso i brevi dialoghi che Riccardo conduce con foga, con rabbia, e ai quali Emilia risuona in modo svogliato, per l’appunto solo in conseguenza di un deprezzamento della relazione.

 



 

 

Emilia si mostra annoiata ma nel suo intimo cova una buona dose di dolore. Perché? Spesso il disprezzo ­che sfocia nel tradimento, è una questione che nasce non dal traditore, ma dalla relazione.

 

E una relazione è fatta di circolarità, e di responsabilità divise e condivise dai membri che la nutrono. Non ponendosi secondo Emilia come un uomo, Riccardo l’ha invitata a gettarsi tra le braccia di un altro. Questa è la sua colpa, non aver fatto nulla affinché nulla accadesse. E in effetti nulla accade. Al di là dei giochi di parole, Riccardo ha la colpa di non aver comunicato ad Emilia l’importanza che lei riveste nella vita di lui, di averla deprezzata, dunque disprezzata, ancor prima che fosse la moglie ad attivare il penoso processo del disprezzo. Ed ecco che la circolarità è servita. Al termine di una storia di un amore ormai finito, il disprezzo prende il sopravvento e la conclude.

Anche la morte fisica di se stessi può significare, e forse rappresenta, la massima manifestazione del disprezzo per l’altro.

 




foto https://pixabay.com/it/photos/still-life-lampada-luce-690705/

 

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