Il futuro (nero) del giornalismo.




Il lato oscuro della tecnologia continua a mietere occupati e l’informazione è fra le sue vittime eccellenti.

Varie le concause che indicano la prossima estinzione di un mondo secolare, minacciato da internet, dalla diffusione dei social, dall’ingresso dell’automazione e dalla digitalizzazione dei processi produttivi.

Un bollettino nel quale si registrano quotidianamente nuovi contratti di solidarietà, prepensionamenti, licenziamenti,  chiusura delle Testate: dal Corriere della Sera a Repubblica, dal più piccolo giornale locale fino alla BBC, con gli annunciati 450 esuberi “per rimodellarsi in vista del futuro”.

La verità è che per fare cronaca non servono più 10 cronisti, per informare basta l’essenziale, qualche riga scritta da un pc e si informa il mondo in tempo reale.

Le prospettive future indirizzano le grandi Testate verso il pagamento elettronico per la lettura di ogni articolo, oggi ancora fruibile gratuitamente fatto salvo l’approfondimento, l’inchiesta meritevole di carta su cui intestarsi.




Sullo sfondo di questo percorso, la minore necessità di risorse umane ma anche  il dubbio sulla capacità di replicare gli stessi introiti, facendo leva solo sull’utente digitale, con tutti i limiti della sua caratterizzazione.

La sconfitta degli e-book e gli studi sul tempo di lettura medio da smartphone o pc, rendono poco probabile il pagamento in massa per la fruizione di un articolo? Forse sì, forse no, e chissà in quanti siano arrivati a leggere fino a questo punto.

In attesa di pagare per tutto, dimenticando la forza di una pirateria informatica già oggi attiva e capace di falcidiare ulteriormente i suoi ricavi, l’informazione declina l’antico ruolo educativo perdendo ogni autocensura, sacrificando sull’altare dei click il peggio della cronaca, rimestando nel torbido, stuzzicando le curiosità morbose del lettore, incapace di fermare il proprio dito solo davanti al gossip.

Fra gli articoli più letti su internet figurano non a caso cronaca e gossip.



Il vecchio mondo cambia e l’informazione mainstream cerca di sopravvivergli specializzandosi nel digitale, non luogo dove si sarebbero potuti perdere anche i premonitori “scritti corsari” di Pasolini, o qualche bel pezzo di Truman Capote.

Ma la pluralità di voci favorite da internet è uno fra i tanti colpevoli della crisi editoriale odierna?

E’ il coro sguaiato di siti e blog ad aver concorso alla distruzone dell’eccellenza? Speriamo di no d’altronde, nel nostro piccolo, né saremmo colpevoli, ma è scontato affermare che laddove l’offerta superi la domanda il mercato si saturi.




La cronaca più asciuttta riporta le testimonianze delle tante crisi su citate, la diminuzione del numero di Testate, la difficoltà di vivere scrivendo per migliaia di giovani giornalisti e pubblicisti.

Basterebbe questo quadro per fare una adeguata informazione sullo stato di salute del giornalismo odierno? Forse si ma, in tal caso, questa sarebbe la terribile dimostrazione di un teorema diabolico: nel prossimo futuro basterà un tecnico dietro al pc per dare contezza a milioni di persone dei fatti capitali.

 

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Foto https://pixabay.com/it/photos/sfondo-giornale-stampa-1824828/

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