La storia che ci racconteranno e la credibilità che nasce dalla coerenza.

Nella vita è meglio nascere fortunati che bravi.
Utilizzando questo vecchio adagio, si può anticipare ciò che attende il prossimo governo giallorosso, nell’ambito di un futuro europeo difficile, con la Germania in recessione ed un possibile allentamento delle regole relative al deficit/Pil. Ma aggravare il debito delle future generazioni, fino a qualche ora fa, non era una bestemmia inesprimibile?

 


 

Si dice che gli economisti siano degli ottimi anatomopatologici e dei pessimi chirurghi ma, in questo caso, tutti concordano su un punto relativo al presente del Paese: aumentare ulteriormente il debito è una follia.

 

D’altronde, per amor di coerenza (non va più di moda ndr), le stesse ragioni venivano giustamente portate avanti quando i gialloverdi si avventuravano in opere spericolate quali il Reddito di Cittadinanza, la Quota 100, tutte riforme che aggiungevano debito, al terzo debito economico più grande del mondo.

 

Da oggi, con il Governo Conte 2, o con uno di quei nomignoli assurdi che inventa la stampa mainstream per indorare la realtà ed impoverire il linguaggio, passerà il racconto di un’Italia che DEVE fare più debito, perché le manovre espansive sono necessarie, perché siamo in credito con l’Europa etc. etc.

 


 

Ciò che preoccupa più di ogni altra cosa è la capacità di alterare la realtà, attraverso l’immediatezza di una retorica martellante.
L’allarme sull’IVA, in questo senso, è l’esempio più lampante. Per giorni si è imposta all’opinione pubblica la retorica di un aumento immediato, solo nel caso di elezioni, salvo scoprire, con sommo ritardo da parte delle Testate più autorevoli e dei noti Professori, che tale aggravio era tranquillamente rinviabile e discutibile nel 2020.

 

Conte sta diventando un fine statista, intimo dei potenti della terra, apprezzato dal mondo dell’impresa, venerato come uomo d’equilibrio, dimenticando come ciò che sia estremamente flessibile, oppure orizzontale, se ne fotta di ogni piano.

E siamo solo all’inizio.

 


 

Ci preoccupa il revisionismo, da sempre, ed oggi ancora di più.

 

La contraddizione, padre e madre di questo Governo, insieme ad un revisionismo becero, possono solo rafforzare la posizione di Salvini, già pronto nella trincea dell’opposizione, suo habitat  naturale, a picconare un esecutivo incaricato di assumersi decisioni delicatissime, in un momento socio economico tutt’altro che sereno.

 

 

 

 

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