Il grillismo si è preso Calenda?

La campagna elettorale logora chi la fa, soprattutto se comincia troppo presto.

Nella distopica corsa per le comunali di Roma, a Carlo Calenda spetta sicuramente il premio del “candidato più attivo”, nonché quello per la rapidità nella presentazione del programma elettorale e l’avvio di una potente comunicazione social.

Da qualche tempo però l’Azione lanciata a tutto gas verso il Campidoglio sembra aver terminato la benzina e imboccato un vicolo cieco: quello del grillismo contro il quale, paradossalmente, la proposta calendiana voleva contrapporsi.

 

Il grillismo calendiano

Come sempre iniziamo dall’archivio nel quale, per dovere di cronaca, possiamo andare a rileggere con gli occhi dell’attualità le dichiarazioni non troppo lontane nelle quali il leader di Azione che oggi ha preso “Roma sul serio”, negava categoricamente ogni possibile candidatura in Campidoglio, concentrato come era nella promettente costruzione del nuovo Partito.

Partito corale nelle intenzioni che però ancora oggi, come nel caso del primo Movimento, ha un solo volto riconoscibile: proprio quello di Carlo Calenda.

Ciò nonostante Azione abbia un buon numero di professionisti fra i suoi sostenitori, gli stessi che, a differenza degli omonimi del comico genovese,  non lesinano reprimende e correzioni pubbliche per alcune uscite a vuoto del leader.

In questo atteggiamento pubblico vi è certo una sostanziale differenza fra il primo grillismo e l’azione romana, seppure il risultato finale risulti essere lo stesso: fra click e tweet, il capo decide e la banda può solo seguire.

Banda che a Calenda manca terribilmente, come si evince dalla difficoltà di mandare qualche sostituto nei talk show o nelle interviste di rilievo.

D’altronde costruire un partito richiede tempo, denaro, relazioni, tappe e proprietá che il progetto Azione non ha potuto registrare con il ritmo necessario, sacrificando tutto a Roma, dove ogni cittadino per tradizione antichissima preferisce ambire al primato e fallire piuttosto che essere il capo del villaggio x.

Ma la sostanza di questo parallelo, nel sempre più corposo programma calendiano, ha subito oltre la forma della sua costruzione un deludente cambio di passo anche nella sostanza.

 

Sul piano della comunicazione le ultime settimane sono state uno stillicidio.

Dalla pavida affermazione sul caso Durigon, alla manifestazione #mobilitiamoci con la quale non si chiede l’obbligo vaccinale ma si rivendica un presunto orgoglio intellettuale, Calenda ha sparato a salve tanti colpi.

L’ultimo riguarda la rimodulazione dei musei romani che ha incontrato già nelle prime ore resistenze e pareri contrari fra esperti e tanti suoi sostenitori: tanto per la complessità dell’argomento quanto per la funzione dei musei stessi, testimonianze di passato e cultura non necessariamente “banche” utile per la raccolta fondi.

D’altro canto l’iperattivismo comporta spesso una dispersione di energie e certamente contempla anche un buon numero di errori: sará stato messo già tutto nel conto? Probabilmente si, nessuno è infallibile e un progetto si basa su cardini più che sulle sfumature.

In questo senso il programma calendiano per Roma vuole essere la chiave utile ad aprire le porte del Campidoglio.

Ma è particolarmente nel suo punto forte, il programma appunto, che alcune, importanti rimembranze di grillismo affiorano sulla superficie di un progetto profondo, complesso, fin troppo ricco di obiettivi e mission impossibile.

 

Calenda dovrebbe spiegare come pensa di portare a termine tutti i punti di un programma tanto impegnativo in soli 5 anni.

 

In secondo luogo alcune parti del programma non contemplano importanti specifiche, dalle cifre per operare in alcuni comparti all’individuazione dei siti utili per risolvere il problema rifiuti.

 

In terzo e ultimo luogo Carlo Calenda, come ricordato dal Candidato PD, Roberto Gualtieri -che pure di apparato romano e non solo conosce bene le dinamiche- sembra semplificare sempre più dei processi molto complessi, tanto sul piano delle risorse umane quanto dal punto di vista istituzionale.

 

Rifilare Ama ad Acea, ristrutturare con uno schiocco di dita organizzazioni burocratiche  sindacalizzate, è molto semplice con carta e penna ma risulta assai più ardimentoso quando si interviene sugli ingranaggi quotidiano

E anche in questo caso ritorna quel sapore di grillismo.

Le buone intenzioni della Raggi che, pur meno esperta e forse capace di Calenda voleva  comunque “cambiare il vento”, si è vista venire contro l’apparato burocratico in toto e qualcosa di più (altri autobus in fiamme nei depositi appena poche ore fa), fallendo una missione che sembra impossibile: governare Roma. Sul serio.

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