Il macigno della burocrazia: dal salone di bellezza alle grandi opere.



Per comprendere il peso della burocrazia in Italia, immaginatevi di voler aprire un salone di acconciature: ebbene, ad oggi, avrete bisogno di soddisfare 65 adempimenti, e la necessità di interfacciarvi con 26 enti diversi,  prima di ricevere il cliente zero.

 

Nel caso della realizzazione di infrastrutture e costruzioni, il Sole 24 Ore ha calcolato che il 54,3% del tempo di lavoro viene speso nell’assolvimento di carte, permessi, certificazioni etc., dopo aver atteso mesi per il solo avvio del progetto (leggasi di nuovo carte, permessi etc.).

 




 

Uno dei mostri burocratici più famosi riguarda “Il Terzo Valico”, tratta ferrovia di 53 km  fra Genova e Milano.

Questa opera, autorizzata nel 1991, ad oggi ancora non trova la sua definitiva messa in funzione per i noti motivi su citati, oltre che per le lungaggini della politica ed i numerosi casi di controversie giudiziarie nate negli anni.

Nel quadro dei problemi che rallentano la crescita del Paese, e sono collegati alla burocrazia, si inserisce anche la lentezza della giustizia italiana nelle cause civili.

In tal senso, un Codice che non viene riformato dal 1942, forse avrebbe bisogno di una controllatina?

 



A fare da contro altare a tutta questa mania di controllo da parte dello Stato, si rende noto che l’evasione dei contributi pensionistici ammonta ad 11 miliardi di euro annui, in aumento rispetto al passato, proprio a causa dell’accentramento burocratico e dei controlli inefficaci da parte del Ministero del Lavoro.

Purtroppo, il dibattito sulla burocrazia non eccita l’opinione pubblica, ma resta uno dei problemi principali del Paese, capace di minare ogni tentativo di crescita e sviluppo.

Continuiamo a scannarci sulle note vicende quotidiane e in bocca al lupo.

 

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Foto https://pixabay.com/it/photos/consulente-fiscale-ufficio-file-1249530/

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