Il marketing ai tempi della pandemia.



Imprese congelate.

Come se qualcuno senza preavviso le avesse fatte risvegliare in un freezer. Congelate nella posizione in cui erano rimaste dall’11 marzo 2020: fra  lavori di ristrutturazione appena avviati e magazzini da rimettere in ordine “il giorno dopo”, un giorno posticipato due mesi.

Piccole botteghe, aziende storiche, eccellenze italiane nate dai sacrifici di una vita, dai segreti del mestiere passati di padre in figlio, realtà che, seppur in un decennio di crisi, hanno saputo risollevarsi, conquistare e consolidare una clientela improvvisamente bloccata a casa, dispersa, forse evaporata per sempre.

E così oggi registriamo un’offerta incapace di offrirsi o che vorrebbe farlo in tutti i modi ma non riesce.

 

E imprese infuocate.

Che non riescono a stare dietro alla domanda.
Che non hanno mai venduto così tanto.
Che hanno accumulato ordini a tal punto da mandare in tilt sistemi gestionali e produttivi.

Catene di supermercati che devono far rivedere tutte le logiche di marketing ai category managers.
Prima del sars-cov-2 vi erano certezze sulle strategie di posizionamento dei prodotti negli scaffali più preziosi, quelli che incontrano per primi lo sguardo del potenziale acquirente ma oggi, in un momento in cui i prodotti dello scaffale meno ambito risultano introvabili, le modalità di acquisto fanno i conti con l’ansia sociale, la mascherina, il disagio degli spazi chiusi, la paura del vicino.



E poi c’è l’impennata del digital marketing.

Certo, ce lo aspettavamo. In una condizione di lockdown le serrande si possono alzare solo in rete. Tale cambiamento ha spinto gli italiani più restii verso il web a inserire per la prima volta i dati della carta di credito per un acquisto online.

Abbiamo assistito a un mercato improvvisamente impazzito: una piazza piena di gente che non sa dove andare; un mondo dove domanda e offerta non riescono più ad incontrarsi.

 

Il Covid sconvolge il marketing.

Sconvolge perché non è solo un cambiamento. Il cambiamento può essere anche lento e non per forza scioccante. Quello che stiamo vivendo, invece, è un trauma a tutti gli effetti.

Il virus, volendo usare un’immagine simbolica trita e ritrita, “è entrato nelle tasche degli italiani” cambiando la genetica delle necessità.

Come ogni shock, la pandemia modificherà tutti i comparti e così le strategie di marketing.

Si dovrà lavorare per “riavvicinare” i clienti ai negozi e alle piccole botteghe, tramite il digital.

I social avranno un ruolo fondamentale per dare visibilità e tenere in vita le piccole imprese che, altrimenti, nel giro di pochi mesi, perderanno la lotta per la sopravvivenza che li aspetta a partire dal 4 maggio.

Starà a chi si occupa di marketing raccogliere il meglio da questo sconvolgimento e farne l’arma – e la cura contro le paure – con cui affrontare il difficile  futuro che ci aspetta. #celafaremo #nesonosicura

dì L. Balzano

Spazio ai lettori postmaster@ifatticapitali.it






foto https://pixabay.com/it/photos/negozio-di-alimentari-mercato-2619380/

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