Il salvinismo radicato: dal dibattito quotidiano alla comunicazione politica.

Ospite da Barbara D’Urso, Matteo Salvini ha ottenuto quello che voleva: farsi vedere da un pubblico generalista, tanto numeroso quanto, in molti casi, pronto ad accettare soluzioni semplici per problemi complessi.

In molti lo deridono, ma forse solo pochi comprendono che il passaggio televisivo dalla D’urso era necessario nelle modalità della sua comunicazione politica. L’ospitata lo ha portato nelle case degli italiani senza passare dai freddi social, affrontando interviste semplici, mostrando il suo “lato umano”, carne viva di programmi che, senza voler essere classisti, hanno un seguito e dinamiche ben identificabili.

Berlusconi, nonostante tutto, continua volentieri ad ospitarlo nei programmi televisivi Mediaset, in un palinsesto che, come venti anni fa, propina allo spettatore politica 24h, senza riuscire, nemmeno per un minuto, a proporre un giornalista capace di mettere in difficoltà l’intervistato di turno.

 


 

Ma la Salvinizzazione nel Paese e dentro il corpo della comunicazione politica, oltre il singolo caso, sembra diventare di ora in ora più evidente.

 

La comunicazione di Matteo Renzi, in questi ultimi giorni, a partire dalla richiesta di “punizioni” per un fatto di cronaca avvenuto a Roma, nel quale sono stati coinvolti 8 ragazzi, è fortemente all’inseguimento del salvinismo. Allo stesso modo,  il nome del Partito “Italia Viva”, segna la volontà di strizzare l’occhio ad elettori di destra: non esistono partiti di centro – sinistra, o comunque vicini al progressismo, che abbiano voluto rimarcare così fortemente l’aspetto identitario.

Allo stesso modo, la comunicazione social di Calenda scivola spesso nel tranchant più aggressivo, pur non semplificando problemi complessi, come Salvini docet, per stimolare la reazione di pancia di un elettorato emotivo.

Su Giorgia Meloni c’è poco da dire, la sua impronta video/audio/digital, supera spesso quella di Salvini, coincidendo volentieri anche nel messaggio finale.

 

Oltre i politici trascinati da una comunicazione ben definita, della quale Salvini è il creatore ed ancora il massimo esponente, la salvinizzazione dentro di noi è sempre più evidente nel dibattito quotidiano.

 

L’opposta fazione, la soluzione semplice, il manicheismo, questo dividere fra bene e male in maniera netta, mozza, cancella ogni forma di grigio, di sfumature.

 

L’errore più grave, il modo più facile di imbestiare un Paese ed un popolo già storicamente poco diplomatico, è quello di seguire questa strada, trascinandosi dietro, ognuno per proprio conto, il suo pubblico di riferimento, per contrapporlo in una gara a chi fa tanto peggio, tanto meglio. Speriamo che i politici che lo osteggiano smettano di imitarlo.

 


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foto https://pixabay.com/it/photos/pecore-belare-comunicazione-2372148/

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