Impianti sciistici aperti dal 7 gennaio: oltraggio al buon senso




 

Manca solo la conferma ufficiale ma il percorso sembra segnato: il Governo consegnerà al CTS un documento per la riapertura degli impianti sciistici a partire dal 7 gennaio. Dopo il grottesco Dpcm di Natale l’ennesimo oltraggio al buon senso.

 



 

 

C’è la signora Carmela che ha perso il marito a fine ottobre e dovrà trascorrere le prossime festività senza la compagnia dei parenti che risiedono fuori regione, ovvero a 40 km di distanza. Poi c’è Giancarlo, dirigente statale che dal 7 gennaio vorrebbe andare a sciare. Fra le due storie lo scempio legislativo di un Governo al limite della decenza, bonario nell’accontentare Giancarlo e autoritario nella richiesta di senso civico verso Carmela.

 

Eravamo un popolo di santi e navigatori: poi abbiamo fatto dello sci un dovere morale.  C’è un’Italia che deve rinunciare al calore familiare ma non può abdicare alla settimana bianca.

 

L’aspetto grottesco è che questo doppio binario trovi un Governo disposto a prestare orecchio verso certe lamentele, muovendosi per accontentare migliaia di Alberto Tomba dal crociato fragile, inchiodando milioni di altri italiani nella solitudine più totale.

 

Come da slogan dei più giovani “meritiamo l’estinzione”: in primo luogo come democrazia, per aver partorito il peggior esecutivo della storia repubblicana. In secondo luogo per l’incapacità di una disobbedienza civile che non sfoci nella violenza ma semplicemente dimostri ancora l’esistenza di un corpo popolare vivo.

 



 

Il “Dpcm di Natale” è il trionfo dell’oltraggio al buon senso, la rimarcata sottomissione della politica alla sua ingenua ruffianeria, la totale assenza di una logica per la quale il pranzo di Natale fra parenti scatenerebbe la terza ondata e uno skilift con centinaia di sconosciuti in fila no, mentre milioni di fuori sede si preparano a tornare a casa e i parenti stretti non possono spostarsi di 2 km fra un comune e l’altro il giorno della vigilia o il primo dell’anno.

A partire dal difficile mese di marzo, il “Governo Conte 2” ha rischiato di spezzare più volte il limite di quel patto sociale che vorrebbe oneri e onori massimamente condivisi fra i cittadini.

Questa volta, leggendo l’umore popolare fra i social e la strada, non solo lo ha superato ma si è anche ingegnato per creare una valanga dagli effetti pericolosi tanto per la sopravvivenza del suo operato, quanto per quella pace sociale messa a dura prova già in ottobre, nelle manifestazioni di Napoli, Roma, Milano.

 



 

Il commento rispetto a quanto sta accadendo attorno all’ultimo Dpcm e alle decisioni sul mondo dello sci, risulta difficile per la sfacciata ottusità dei protagonisti coinvolti: abbiamo un Ministro della Salute al quale devono far sparire il libretto scritto sul covid19 a motivo della seconda ondata, problema di sua competenza; il suo Vice, che rassicurava in estate sulla capacità di controllo dei focolai, pronto a ritirarsi dalla politica al termine del mandato ma ancora saldamente in sella; un Ministro degli Esteri che mette bocca su tutto e non si capisce cosa stia facendo su ciò che gli compete, dai pescatori italiani prigionieri in Libia al peso dell’Italia sul piano internazionale; infine – ma solo per questione di tempo – c’è un Presidente del Consiglio che da icona pop nata grazie all’aiuto di internet, si è trasformato in un personaggio da fumetto dark, con le conferenze stampa notturne, le domande smozzicate di giornalisti intimiditi e un ex gieffino a seguirlo passo dopo passo nella penombra creata dalle luci della ribalta.

Finirà bene solo per un motivo: l’Italia è un Paese di santi prima che di poeti e navigatori. Già sciatori, da domani.

 






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