Perchè non ci piace la gestione “rock” del problema ambientale.

Le contraddizioni di una società consumista, arrivata al punto di dover combattere contro se stessa, si riflettono anche nel tema ambientale.
Mentre cianciamo di sostenibilità, difesa dell’ambiente, sensibilità ecologica,  continuiamo a vivere tutto sommato come ci hanno insegnato: nel segno dell’abbondanza, dell’eccesso, perché il wasteful expenditure è sempre stato il segno del vivere oltre il mero esistere, già dai tempi antichi.
E allora un bel viaggio aereo internazionale per arrrivare su un’isoletta sperduta, va  condito con foto dalla spiaggia e messaggi a difesa dell’ambiente, malcelando senso di colpa e ignoranza nell’apposito contenitore.

 




Lo sappiamo, criticare il Jova Beach Party è troppo facile.
Il cantante e l’organizzazione hanno fatto del loro meglio, facendo emozionare migliaia di persone e cercando, al contempo, di sensibilizzare al rispetto dell’ambiente un pubblico giovane, attraverso un’idea innovativa.
Inevitabilmente, però, la scelta “cool” di fare concerti sulla spiaggia, con migliaia di partecipanti ed una manciata di volontari, implica un inquinamento effettivo, con cicche che finiscono in mare e secchi debordanti (come hanno riportato con testimonianze fotografich alcuni siti web), oltre ad un inquinamento acustico capace di infastidire l’uccellino di turno ( a Rimini il Fratino Eurasiatico in via d’estinzione) apparso lievemente scosso, secondo gli esperti,  dall’assedio dei decibel prodotti dal megapalco.

 


 

L’idea di Jovanotti si è avvalsa del partenariato del WWF e di volontari che, di volta in volta, hanno pulito (gratis) la spiaggia, con l’ausilio del comune ospitante.
Escluso il WWF, la maggior parte delle associazioni hanno fortemente criticato l’evento estivo del cantante.

 

Perché, pur apprezzando Jovanotti, non ci è piaciuta l’idea del Jova Beach Party?
Perché l’idea di superare l’attuale stile di vita – divenuto  insostenibile – continuando a produrre e consumare come prima (es. facendo mega concerti in luoghi improbabili) ci porta nella farsa che appaga il senso di colpa, nuovo motore degli eventi mondiali (Baudrillard), senza rivoluzionare alcunchè.
Se volessimo essere veramente ecologisti, dovremmo stravolgere le nostre abitudini, private e sociali, come suggerisce Greta Thunberg, già eroina del moderno e, per questo utilizzata a piacimento, ben  oltre il messaggio che incarna. Ma ciò è davvero possibile?

 



 

 

Sognare di consumare come prima, esaurire la natura e darle una mancia – e questo discorso va oltre Jovanotti – non è la via giusta per salvare il mondo.
Mentre cantiamo, i ghiacci si sciolgono, le temperature aumentano, ma noi usiamo  la spiaggia, luogo sacro, ultimo lembo di terra prima del mare, dell’inabitabile, come fosse la nostra prima proprietà privata. Basta lo scenario per capire la stortura no?

 

 

* La foto non si riferisce al Jova Beach Party, in quanto non sono presenti file su google esenti da copyright.

 

Per contatti ed invio contributi: postamaster@ifatticapitali.it

Twitter @ifatticapitali

 

 

One thought on “Perchè non ci piace la gestione “rock” del problema ambientale.

  • Agosto 5, 2019 in 12:43 am
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    In Calabria c’è l’isola di Dino prossima a essere dichiarata riserva naturale . Mercoledì 7agosto farà tappa il jovabeachparty dove gli organizzatori orgogliosamente dichiarano di aspettare 30.000 fans. Significa centinaia di migliaia di piedi che calpesteranno questo delicato territorio. Ogni giorno da una settimana posto su Twitter questa vergogna sperando probabilmente l’impossibile. Potete visionare le foto di questa meraviglia al mio profilo Twitter 🇪🇺🇮🇹Lupo Libero.🇮🇹🇪🇺

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