Juve: il problema non è solo Sarri




 

Un campionato riaperto per la serie di tracolli improvvisi che partono da Milano e arrivano a Sassuolo. Tre giornate in cui la Juve ha racimolato appena 2 punti.

I tifosi cercano un colpevole ma le colpe sono sempre meglio distribuite di quanto non si voglia pensare.

 

Il problema è Sarri.

La sua mano non si vede. La fase difensiva è tutta da ricostruire, quella di attacco affidata alle sfuriate dei campioni, lo stato di forma è pessimo. Il rapporto con la squadra e alcuni campioni, in particolare CR7, sembra di pura subordinazione. Le dichiarazioni post partita sono solo capaci di far infuriare i tifosi. Quella maglietta blu, sempre più sudata, è indigesta agli esteti.

 

Il problema è la rosa.

Una delle età medie più alte del campionato. Giocatori stanchi, svuotati mentalmente e fisicamente se si pensa ai campionissimi del ciclo iniziato con Antonio Conte. Acquisti che non hanno ereditato cattiveria agonistica e mentalità vincente.

Un centravanti solo, Higuain, che ha perso ormai lo smalto degli anni verdi e un totem, Ronaldo, che concentra ogni azione offensiva su di sé, nonostante tutto. Il centrocampo è orfano del migliore Pjanic e non ha trovato degni eredi dei vari Pogba, Vidal, Marchisio, ma anche del miglior Khedira. Rugani non è mai sbocciato, Chiellini è arrivato a fine corsa, Alex Sandro vive un’involuzione inspiegabile e Danilo non ha la spinta di Cancelo. De Sciglio è un fantasma. D. Costa si è trasformato in Godot: tutti aspettano concretezza, lui si fa attendere, perdendosi troppo spesso nell’estetica del gesto, inseguendo la giocata a effetto.

 

Il problema è la dirigenza.

Prendere un allenatore come Sarri, con una rosa poco dinamica per motivi di età e con giocatori scarsamente funzionali al suo modo di intendere il calcio, è stato un errore.

Le scelte di Nedved e Paratici si sono dimostrate insufficienti: Ramsey è stato un flop, Rabiot va a corrente alternata, Matuidi, giocatore prettamente fisico, ha superato le 33 stagioni.

Cedere Emre Can è stata una follia non giustificata a fronte di un Khedira ormai da contare fra gli ex, già dallo scorso agosto. Cacciare Mandzukic senza trovare un sostituto ha indebolito numericamente il reparto di attacco, sempre più slegato e affidato ai colpi estemporanei di Dybala e Ronaldo.

 



 

La furia dei tifosi juventini, dopo otto anni di vittorie che hanno fissato per sempre quest’epoca nella leggenda, può risultare puerile se non si inseriscono alcune scelte in un contesto ben preciso: la cacciata di Allegri, allenatore vincente che al termine dell’ultima stagione era stato chiaro sullo stato della rosa e la necessità di una rivoluzione interna.  Agnelli ha scelto quella esterna, affidandosi a consiglieri che non si è dimenticato di citare al momento della presentazione di Sarri nell’agosto 2019.

Risultato: al centro della Juve ora c’è un cortocircuito. Poche partite alla fine, obiettivi da raggiungere, un futuro tutto da programmare.

 



foto https://pixabay.com/it/photos/gioco-del-calcio-international-3560086/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *