La caduta. Salvini e la Lega in confusione.

Se le cadute da picchi molto alti sono sempre rovinose, quella del premier leghista sembra una valanga inarrestabile, con indici di gradimento al minimo dopo molti mesi e un – 6% di voti per la Lega, stante le ultime proiezioni disponibili prima delle elezioni, che rendono la sua posizione meno solida di qualche tempo fa.

La verbalità aggressiva ed un solo cavallo di battaglia, quello su immigrazione e sicurezza, si stanno ritorcendo contro il Ministro dell’Interno, che, a partire dal caso Siri, è andato in totale black out.

Nelle ultime settimane, ogni giorno, Salvini ha sbagliato modalità di comunicazione (pensiamo al grottesco “VinciSalvini” sui social) o agli episodi di piazza, fra striscioni, rimproveri alla sicurezza, con contestazioni ormai sistematiche che i giornali cavalcano come un’onda per macchiare un’immagine presuntamente forte – ma sicuramente vincente –  creata in anni di giri felpamunito, su e giù per lo stivale.

In queste ultime ore, l’apice di una frustrazione che non trova obiettivi su cui sfogarsi, si è trasformata in un ennesimo autogol. “Sforiamo il 3% del rapporto deficit/PIL, ed alziamo il debito anche al 140%.” Una provocazione che ha reso anche Di Maio uno statista, lasciandogli ricordare – in diretta tv – che un’ipotesi del genere non andrebbe mai espressa, men che meno pubblicamente, con uno spread oltre i 280 punti e lo sguardo di Europa e mercati ormai tutto rivolto alle fragilità dell’Italia.

Il sottosegretario Giorgetti, uno dei fedelissimi di Salvini, non ha escluso un ritorno alle urne.

Gli imprenditori del nord, grossa fetta dell’elettorato della Lega, ancora attendono la flat tax,  una diminuzione del cuneo fiscale, le autonomie e tutte le riforme paventate in mesi di campagna elettorale, sempre più lontane a causa delle difficoltà di bilancio del Governo.

Il Movimento 5 Stelle, nel frattempo, si avvicina al PD, a suo rischio e pericolo, o , forse, con una mossa strategica che potrebbe definitivamente renderlo una solida realtà politica. Dall’altra parte, una destra ormai orfana di Berlusconi, sempre meno presente sulla scena, rischia di vedere la Lega isolata ed indipendente: il sogno dei leghisti, d’altronde, non era quello di una sana autonomia da tutto e tutti?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *