La Cina che divora allattandoci.




  1. Centrali a carbone che inquinano il mondo e rendendono irrespirabile l’aria in 39 città cinesi, nonostante gli sforzi, più o meno ufficiali, di una riconversione ambientale che deve tenere conto dei costi e dell’elevata produttività;
  2. condizioni dei lavoratori da terzo mondo, nelle fabbriche così come nelle campagne;
  3. nuovo colonialismo economico che va dall’Africa al Sud America: in nuce, prestiti cinesi a Paesi incapaci di riscattarli, con conseguente vendita di hub e risorse strategiche da parte di questi ultimi al dragone rosso;
  4. “campi di rieducazione” : l’ultimo nello Xinjiang, con un gulag da oltre 1 milione di uigiuri (minoranza etnica del nord ovest cinese), per la cui esistenza il Governo italiano non ha protestato a differenza di altre 23 democrazie.

 

Questa è la Cina per sommi capi : nazione che ha vissuto una delle crescite economiche più rapide della storia dell’umanità, prendendo il peggio del  nostro capitalismo, il quale a lungo si è appoggiato – e continua a farlo – ad un sistema disumano.

 



 

“La ricchezza è la condizionale per ogni peccato” scrive il cinico protagonista di Camus nel libro “La caduta”: questo sembra essere il caso della Cina.

Il nostro menestrello degli esteri che porge la maglia della nazionale al Presidente Xi Jinping non è poi meno ipocrita della politica internazionale, che vede nella Cina un partner economico fondamentale per il proprio sviluppo, ed imbonisce i suoi popoli presentandogli imprenditori sportivi, aziende tecnologiche e prodotti a basso costo.

Politicanti dimentichi – o volutamente ignoranti – di una lezione della storia fondamentale: mai fidarsi di una dittatura; ciò non ha mai portato bene né all’Italia, né all’Europa, né al resto del mondo.

La Cina è vicina, sempre di più con la Via della Seta ed il controllo di risorse (le famose “terre rare”) fondamentali nella produzione industriale odierna; controlla porti come quello del Pireo, imponendo le sue “regole sindacali” in un ossimoro tutto da ridere se non provocasse sgomento l’eco di storie che sembrano poco allettanti anche per le inchieste nostrane.

 




 

Se anche Antonio Tajani, vice Presidente di Forza ed esperto europeista, dalle colonne de “Il Sole 24 Ore” rilancia il pericolo Cina per l’Unione Europea, seppur in tono moderato, l’invenzione del mostro  non è trovata giornalistica, ma realtà che non può essere ignorata.

 

Questo nostro Occidente sempre pronto a sconvolgersi davanti alle più banali brutalità del mondo, toglie la tremante mano dalla bocca per suggere dal seno del drago, non accorgendosi di bere un liquido mortifero per i suoi valori, se mai ne siano rimasti.

 

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