Roma: la città che muore.

Opel, Esso, Sky Consodata, Total Erg, Baxalta, Mylan ed altre, numerose realtà del mondo dell’impresa si sono trasferite negli ultimi anni da Roma a Milano, oppure all’estero.
La fuga delle aziende da Roma  è una vera e propria emorragia per il suo tessuto produttivo e sociale, un processo apparentemente inarrestabile che sta trasformando la Capitale d’Italia in una città post industriale.

 


 

 Roma non paga solo lo scotto di pessime amministrazioni , ma anche un allentamento dei poteri politici rispetto al mondo produttivo, oltre che l’esplosione di Milano, culturalmente e geograficamente più vicina all’Europa.

 

D’altronde le aziende migrano fisicamente come stormi di uccelli nei luoghi più adatti alla loro permanenza.

Con tutti i suoi problemi di mobilità, con il costo degli immobili perennemente in ascesa ed una distanza storica dalle innovazioni, Roma non è una città “smart”come si suole dire oggi, nè il luogo più adatto dove fare business.

Oltre alle imprese su citate, sono tante le crisi aperte: da Wind Tre, intenzionata a spostare la sede a Milano, alla Fujitsu che, annunciato il ridimensionamento, chiuderà le sue filiali italiane, Roma compresa.

 


 

In tutto questo, Ministeri e sedi statali, veri motori dell’economia romana, non assumono più da decenni le corpose quantità di impiegati degli anni d’oro.

 

Per una città che dell’industria non ha mai fatto la colonna portante della propria economia, il problema di come affrontare il futuro non è soltanto serio, ma anche grave: imminente.
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foto https://pixabay.com/it/photos/monumento-di-vittorio-emanuele-roma-298412/

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