La copertina dell’Espresso e il leaderismo che non ha colori.

Il leaderismo è una forma di carisma che si impone nell’ambito di una società “multi problematica”, dentro la quale “l’uomo forte” si erge al comando, nella speranza – da parte di chi lo segue – che la sua risolutezza (caratteristica principe del leader), ponga fine alla complessità.

 


 

Il popolo italiano è di gran lunga il più affascinato dalla figura del leader, fenomeno che, seppur in modo circoscritto, è rintracciabile nella storia democratica di ogni Paese europeo.

 

Vecchia eredità di un mondo medioevale governato da re e regine, il leaderismo è una forma naturale di fascinazione per le masse.

 

 


 

Nel corso degli ultimi anni, il leader politico, come quello industriale, si è trasformato.

Rendendosi più “umano”, cercando punti di contatto con “il popolo”, il leader ha volutamente perso un’aura che in passato si era dimostrata fatale nella fallibilità dell’uomo, e punibile al primo errore commesso.

Le foto alle sagre, le cartoline virtuali dalle vacanze, i racconti privati, tutto quello che viene oggi inviato nel web dai leader è un messaggio implicito: “Siamo come voi, ma meglio. Fidatevi”.

Ora chiudete gli occhi e pensate ad una foto di Gianni Agnelli in vacanza, oppure ad una di Andreotti, immortalato durante un evento mondano: quello che salta all’occhio è il distacco del vecchio leader, un distacco che né congelava l’aura mitologica, con uomini scarsamente flessibili e accondiscendenti verso il desiderio di specchiarsi “prevenuto” “da per sempre” nelle masse.

Il messaggio implicito che traspare dalle pellicole antiche dei vecchi leader è chiaro: “Non assomigliamo a voi ma, fidatevi, è meglio così.”

 


 

Oggi che i leader industriali latitano, quelli politici impazzano.

 

Se Berlusconi è il precursore di un leaderismo nuovo, quello di Salvini è un modello antico di “capo” o “guida”: se con il primo si sognava, con il secondo ci si specchia.

Guai a toccare Salvini ma, ben prima di lui, guai a toccare le sue idee, le convinzioni che egli incarna e che il suo popolo ha fissato nella figura di un uomo “capace di sudare, proprio come voi”.

 

Ma venne il giorno in cui anche il centro sinistra scoprì di avere leader intoccabili, in particolare uno: Matteo Renzi.

 

La polemica scoppiata per la copertina dell’Espresso non ci ha sorpresi nemmeno un pò, e, a dirla tutta, ci lascia alquanto indifferenti.

Per averlo provato nella nostra breve e modesta esperienza, avevamo già espresso contrarietà per gli scatti d’ira dei renziani ad alcuni nostri articoli, a volte critici nei confronti del Senatore.

 

“L’intoccabilità” di Renzi era palese già da tempo per chi frequentava i social, ma è solo con il suo ritorno in campo che si è confermata una terribile somiglianza fra gli atteggiamenti dei salviniani e quelli di chi si riconosce nel leader toscano.

 


 

Chi aveva promesso pubblicamente e a più riprese, di ritirarsi dalla politica,  per quanto possa essere “geniale”, è bruciato per sempre.

E’ la regola del leader: caduta l’invincibilità, disintegrata l’aura magica, commessi molti errori, nonostante l’empatia con il proprio pubblico, ha scritto la sua fine, consumato il suo sogno.

 

Se è vero che i leader hanno due vite, Salvini si è bruciato la prima, ma Renzi rischia di finire i bonus con l’avventura di Italia Viva, creatura inchiodata al 3% e che conta già troppi nemici.

 

Sul ritorno del Senatore Renzi vegliano i suoi sostenitori, dimentichi, però, di un corollario: il leader è solo, e attira a sé la stessa quantità di odio e amore.  Chi odia pubblicamente qualcosa o qualcuno, spesso ne è terribilmente attratto….

 

 


 

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