La rete idrica italiana fa acqua da tutte le parti: perdita media del 42%




dì  @GuidaLor

 

Paradossi della storia: nel Paese che vanta alcuni fra i primi e più efficienti acquedotti costruiti dall’uomo, Utilitalia, Federazione delle aziende operanti nei servizi pubblici, registra che nel 2020 la rete idrica nazionale ha perso il 42% dell’acqua trasportata.

 

Su 100 litri immessi nei tubi, in media solo 58 arrivano a destinazione. Colpa di un sistema logoro, abbandonato a se stesso dopo la posa del primo dopoguerra e le integrazioni degli anni 60′ e 70′, per un totale di 425.000 km.

 

La ristrutturazione degli impianti ha trovato maggiore impulso solo recentemente, a seguito di due condanne e una procedura di effrazione comminate da Bruxelles. Ciò nonostante, il  percorso procede a passo di lumaca.

Secondo Utilitalia, nel 2019 sono stati rinnovati appena 3.8 metri per ogni chilometro di rete. A questo ritmo per completare l’opera servirebbero altri 250 anni.

 

Il problema della dispersione idrica non è però uniforme su tutto il territorio: al virtuosismo di Milano (dove si perde “solo” il 16,7% di acqua) e a quelli di Torino, Genova e Bologna (27%), corrispondono alcune criticità più marcate, da Frosinone e Latina (oltre il 70%), da Bari a Palermo e Catania (50%).

 



 

 

Il consumo di acqua nel nostro Paese è stato calcolato intorno ai 34,2 miliardi di metri cubi l’anno, così utilizzati:

  • 51% per l’irrigazione;
  • 21% per usi industriali;
  • 20% usi domestici;
  • 8% per la produzione di energia e per la zootecnica.

 

I 9.4 miliardi di metri cubi di acqua potabile sono estratti nell’84.3% dei casi da falde sotterranee; la restante parte viene drenata da laghi, fiumi e invasi.

 

Nell’unione europea gli investimenti medi per il settore idrico sono calcolati in 80 euro ogni abitante, con un aumento del 24% negli ultimi sette anni. In Italia siamo fermi in 44 euro.

 

Colmare il gap infrastrutturale con il resto del continente significa investire 5 miliardi di euro all’anno. Al momento siamo fermi ai 3.9 stanziati nel 2019.

L’ultimo dibattito pubblico di rilievo attorno “all’oro blu” risale al referendum del 2011, con la vittoria di un “SI” che sancì l’abrogazione (parziale) di una norma relativa alla tariffa dell’acqua,  togliendo margini di finanza speculativa e business.

Alle soglie dell’economia circolare, rivoluzione che investirà in pieno i nuovi processi produttivi post pandemici, per rispondere alla sete di futuro bisogna riscoprire il valore dell’acqua: sorgente di vita, elemento essenziale, bene unico e prezioso.

 






Immagine https://pixabay.com/it/photos/rubinetto-fontana-erogatore-d-acqua-1684902/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *