La sanità privata ed il senso di uno Stato sempre più malato.

Siamo un Paese che invecchia. Secondo i dati Istat più aggiornati,relativi al 2017, in Italia sono nati 458.151 bambini, 15 mila in meno rispetto al 2016. Nel contesto di questa realtà,  si potrebbe pensare che la spesa sanitaria sia il pilastro di ogni agenda di Governo l’assistenza medica uno dei cardini della nostra democrazia, e invece, da anni e sotto ogni Governo, la spesa sanitaria è calata.

L’aspettativa di vita in Italia resta stabile, attorno agli 83 anni ma, con 168,8 anziani, ogni 100 giovani, siamo il secondo Paese più vecchio al mondo.

La spesa sanitaria relativa a questi ultimi anni presenta queste percentuali:

  • Nel 2016, la spesa sanitaria era pari a 112 miliardi di euro, ossia il 6,7% del PIL nazionale;
  • nel 2017, è scesa al 6,6 % ;
  • nel 2018, cala al 6,5%;
  • nel 2019? E’ prevista al 6,4%;
  • nel 2020? Se lo spread non ci travolge, scenderà al 6.3%.

Un Paese che invecchia e non se ne cura, non curandosi più. E’ si, perché nel 2016 sempre più persone, soprattutto al Sud, iniziano a non fare prevenzione, o rimandano le cure meno impellenti a giorni migliori.




Secondo i dati più recenti, risalenti al 2016 – che, dato il trend economico e di spesa sono in probabile peggioramento – 35 milioni di italiani hanno pagato le cure di tasca propria, per una spesa pari a 35 miliardi di euro.

In Italia mancano circa 50 mila infermieri, fra ospedali e strutture del territorio, volte all’assistenza di malati e anziani. Il turn over rimane bloccato per mancanza di fondi.

Cresce il numero delle polizze sanitarie per chi può permettersele (dal 3,3% del 2013 al 6,9% del 2016). Secondo l’ANIA, però, questo settore non riesce a penetrare nella società, soprattutto a causa delle difficoltà economiche dei possibili sottoscrittori.

Aumentano anche le visite intramoenia, ossia quelle svolte dal medico al termine dell’orario di lavoro, con la possibilità di usufruire delle stesse strutture pubbliche. Questo sistema ha dimezzato l’attesa per una visita, la quale però, anche se a fronte di un possibile rimborso, è a carico del paziente, con una spesa nettamente superiore al ticket.

Tracciato un quadro generale, snocciolati numeri e dati, resta una considerazione da fare: a fronte di una privatizzazione sempre più selvaggia (e richiesta dall’Europa), nel mondo della cultura come in quello della sanità, quali rimangono i collanti etici di un sistema Paese?

Come ritrovare  la fratellanza, il patriottismo, il valore dell’uguaglianza sociale, se anche di fronte alla malattia siamo sempre più soli e diversi l’uno dall’altro?

In mancanza di un senso di Stato, nella latitanza di servizi e tutele, a fronte di una pressione fiscale da record, “ognuno per sè, Dio per tutti”, come nel far west.  Dio è morto già da tempo, adesso vogliamo scannarci fra di noi?

foto https://pixabay.com/it/photos/lista-di-controllo-clinica-3222079/

 

 

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