La sinistra riparta dalla forza dell’associazionismo gay, non solo dalla minchia di Letta.

Non è clickbaiting. Non è una boutade. Non stiamo scherzando.

 

L’osservazione della realtà, lontana da ogni pregiudizio, o giudizio soggettivo, ci spinge a scrivere quanto segue:
per ritrovare la coesione necessaria ed una ferrea  volontà d’azione scaturita dalle richieste di chi rappresenta, la sinistra italiana deve guardare oltre il personalismo, verso il mondo dell’associazionismo gay: per la sua capacità di aggregazione, per le sue modalità di comunicazione, per la sua rete fisica di sostegno, sul territorio quanto sul web, per la passione nella lotta.

 

La battaglia per i diritti degli omosessuali viene portata avanti attraverso un associazionismo con caratteristiche sempre più marcate, come succede per ogni gruppo di persone che concentrano i loro sforzi su obiettivi specifici, in contesti tutt’altro che favorevoli, e sono dunque costretti a trovare dei riferimenti, se non addirittura ad istituzionalizzarsi.

 




Così sta succedendo che il mondo gay abbia trovato delle icone e delle guide, gente in grado di rilanciare un  messaggio in modo ampio, chiaro e riconoscibile; succede che si ritrovi in piazza ben più spesso della sinistra unita o dei sindacati – a proposito, dove sono finiti i sindacati? Sono a pranzo al Viminale? – .

 

 

L’idea alla base dell’associazionismo gay è comune: l’accrescimento dei diritti e del benessere delle persone omosessuali.

 

 

Sulla comunicazione “il mondo gay” è trecento passi avanti rispetto alla sinistra italiana: non accetta più compromessi, battute, intromissioni ridoline nel compimento delle sue battaglie a favore dei diritti per i quali combatte.

 

 

Tutto chiaro? Ora guardiamo alla parte politica “sinistra” del nostro Paese.

 



 

Teoricamente progressista, aperta alle nuove tendenze, idee, usi e costumi della società, ha fin qui offerto sponde timide nei confronti del mondo dei diritti gay, almeno in Italia.

 

Di volti noti ce ne sono rimasti pochi, così come sono rare le personalità in grado di veicolare messaggi capaci di arrivare nel solco profondo della società.

 

 

L’idea comune alla base del programma elettorale del PD e dei moderati è completamente divera a seconda della personalità che la esprime:
  • si difende il lavoratore o il lavoro?;
  • c’è una linea condivisa sull’immigrazione? ;
  • si vogliono strenuamente difendere sanità e cultura come diritti fondamentali del cittadino, oppure ci si deve piegare al mercato, accompagnando una trasformazione che per molti è inevitabile (intra moenia, assicurazioni etc.) ?

 

 

 



 

 

In fondo, questo articolo vuole solo suggerire qualcosa di scontato: per quanto la politica sia un sistema più complesso di un’associazione a difesa (o alla conquista) dei diritti civili, la parte progressista di questo Paese, la sinistra riformista e moderata, deve abbandonare le sue paure (ed in questo Calenda sembra il più coraggioso) ritrovando un terreno comune su cui edificarsi nuovamente
.

La svolta per cui la premessa comune si trovi lontano dai vecchi principi  ideologici – inconciliabili con il mondo attuale –  o torni ad ancorarsi ad essi attualizzadoli, mieterà qualche vittima, facendo prendere strade diverse a molti scontenti: ciò va messo nel conto.

Senza una reale unità d’intenti – come quella dell’associazionismo gay a cui ci siamo collegati – senza una volontà ferrea, senza la tenacia e la capacità di sacrificarsi per l’ideale comune, il Paese resterà ancora a lungo nelle mani di chi lo sta governando con le note modalità e risultati.

 




 

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