La vita è una curva: l’ennesima lezione di Alex Zanardi.




 

Non c’è nulla di originale nell’affermare come iconicità e simbolismo siano paradossalmente diventati i tratti distintivi di una società che perde sempre più i suoi punti di riferimento.

Nonostante la presunta iconoclastia di questi giorni disperanti e la crescente tendenza a distruggere gli altri e il loro operato, in un meccanismo diabolico agevolato dai nuovi sistemi di comunicazione, la storia del singolo, la ripresa di un evento tragico, sono ancora i motori di ogni rivoluzione possibile, o, quanto meno, rinnovata coscienza della realtà circostante.

 

George Floyd non è stato l’unico nero a essere vessato dalla polizia bianca americana.
Alex Zanardi non è il primo, sfortunato atleta a trovare l’imprevisto tragico dietro una curva, nell’esaurimento della sua passione.

 

Eppure, il valore di simboli e icone si rinnova proprio in queste occasioni, nel quotidiano orrendo registrato da uno smartphone, nella cronaca di un incidente come un altro, seppur coinvolga un viso conosciuto, un uomo capace di rialzarsi senza le gambe, superando se stesso e ogni aspettativa.

Storie che rappresentano l’ingiustizia e la fatalità della vita, contro la quale si puó rimanere attoniti o reagire combattendo: come Zanardi ha insegnato a attraverso le vicende della sua toccante storia personale, come Floyd, che, suo malgrado, ha nuovamente acceso il senso morale ed etico di una società controversa.

 



 

La vita è una curva: a volte possiamo cercare di renderla più agevole, in altri casi siamo inermi, come singoli e come società.

Floyd e Zanardi stanno lì a ricordarci il banale, perso nel solco di un altro tratto distintivo della modernità:  la consapevolezza bruciata sull’altare dell’attualismo.

La velocità permea ogni vita e il dibattito pubblico, in una società che anela all’oblio, come giá per Kundera, o che annacqua i significati – sempre ermetici –  in una perenne fuga verso il significante, libero mercato della parola e patria dell’esibizionismo, il quale finisce vittima della sua confusione, fino a chiedersi: “da cosa siamo partiti?”

 

La vita è una curva:  ecco una nuova, dolorosa lezione che Zanardi rinnova a un pubblico basito.

 

C’è poco altro da aggiungere: Forza Alex, stupisci tutti, ancora una volta.

 

dì @GuidaLor

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