Incoerenza e grottesco. L’Agosto folle della Repubblica italiana.

Tutto è iniziato con la TAV.

 

Alla fine di luglio, un gruppo piuttosto ristretto di tesserati del PD, guidati da Carlo Calenda, chiede di uscire dall’aula per mettere contro Salvini e Di Maio, con l’obiettivo di scatenare una crisi di Governo.

Ciò non avviene, poiché Renzi, insieme ai suoi fedelissimi, decide di restare e votare a favore.

 

Seguono mugugni dei grillini, i quali si appellano alla loro presunta integrità morale, già dimentichi di aver lacerato ogni verginità votando a fare dei decreti sicurezza ed altre dubbie riforme di stampo salviniano.

 




 

 

Franceschini paventa un accordo con i 5Stelle in vista di future, possibili elezioni, per poter ribaltare quello che sembra essere “lo strapotere salviniano”.
Insulti e battutine provenienti dalla stampa e dai colleghi di partito lo travolgono: “Senza di me” urlano i renziani; “Impossibile” sentenziano molti altri, fra cui i calendiani.

 

 


 

Pochi giorni dopo, da un palco di Sabaudia, mentre il Paese si bea nel solleone, Salvini scatena la crisi di Governo, sfibrato, a suo dire, da tutti i “No” imposti dai grillini.

 

Seguono il ritorno a Roma di tutti i senatori e dei giornalisti, per raccontare uno strappo che sembra portare ad elezioni anticipate.

Anche il Presidente della Repubblica è costretto a lasciare i suoi bagni sardi e fare rotta sul Quirinale.

 

Allo scatenarsi di una crisi più volte paventata ma mai concretizzata veramente prima di agosto, Zingaretti e Calenda, insieme alla Direzione PD, si dichiarano pronti alle elezioni.
Il Governo vive le sue ultime ore, ma ecco intervenire Matteo Renzi.

 


 

 

“Il Paese va salvato, l’aumento dell’IVA evitato”. L’appello accorato del Senatore toscano fa presa su gran parte dell’elettorato del PD.
La stampa e gli esperti dormono, e quando si scopre che il problema IVA può essere rinviato anche senza accordi con i 5Stelle, la cantilena è già entrata nella testa degli italiani, soprattutto quelli in area PD.

 

Calenda, nel frattempo,  accusa Renzi di voler solo prendere tempo per formare il suo Partito, sfibrare il PD ed uscire dallo stesso, rafforzato e rinvigorito di fronte agli occhi di un elettorato incredulo.

 

Zingaretti, Segretario del PD ma senza ruoli nelle aule, si piega alla posizione Renzi ed al suo esercito di Senatori e Parlamentari, convincendosi della necessità di un accordo. Calenda si chiude nel silenzio degli sconfitti.

 


 

Intanto Salvini comincia a ripensarci su. Dichiara la Lega disponibile a concedere un ultimo cadeau ai i grillini prima di tornare al voto, ormai, a suo dire, inevitabile.

La proposta è la seguente: scrivere insieme al Movimento il  “taglia poltrone”, giudicato inaccettabile e rischioso per la democrazia dal PD, per salutarsi amichevolmente ed andare al voto con un arrivederci.

 

Il 20 agosto, al Senato, va in scena un evento più televisivo che non politico.

 

Il premier Conte, chiamato al Senato  per rispondere alla mozione di sfiducia della Lega, si spertica in elogi sull’azione del Governo, contraddicendo la tesi dei “No” imposti dal Movimento, ed accusando pesantemente Salvini di tutto ciò che ben sapete, Russia compresa, per la quale si era comunque prestato a fare da pungiball.

 

Come  un marziano arrivato da Marte, Giuseppe Conte si accorge con oltre un anno di ritardo della pericolosità dei metodi salviniani.

 

Seguono dibattiti: il leader leghista tenta un disperato riavvicinamento ai grillini, Renzi chiede chiarezza sul Russiagate e lancia un nuovo appello per salvare il Paese, possibilmente con un Governo Istituzionale.

Tutto questo, però, senza Conte, il quale è in chiara contraddizione con se stesso, e non può nascondersi dietro la sola figura di Salvini.

Prima di sera, Salvini ritira la mozione di sfiducia per lasciare il cerino della crisi in mano ai 5Stelle: il Governo, in un modo o nell’altro, muore.

 

 


 

Le consultazioni al Quirinale sono un fiasco.

 

Senza maggioranze all’orizzonte, Mattarella concede una settimana di tempo per eventuali accordi fra i partiti, ricordando che gli elettori dovrebbero essere chiamati alle urne ogni 5 anni.

Visibilmente infastidito, il Presidente rimanda tutti alla giornata del 27 agosto p.v.

 

La trattativa  fra M5S e PD è sempre più complicata.

 

Senza l’accordo sui nomi, pesano anche le tempistiche ristrette per accordi programmatici complessi.

Il PD  inizia ad accettare l’idea del pericolosissimo “taglia poltrone”, seppur accompagnato da una riforma istituzionale. In poche ore, l’ipotesi di un ConteBis si fa più concreta: ennesima retromarcia su tutta la linea.

Il M5S intanto, secondo alcuni giornali è tornato a flirtare con la Lega.

 

Molti elettori del PD, gli stessi vogliosi di un accordo “per salvare il Paese”, riscoprono l’antico astio nei confronti del grillismo, il quale, da par suo e secondo i sondaggi, vede una base riluttante ad ogni accordo con quello che già fu il “Partito di Bibbiano”.

 


 

 

Le prossime ore racconteranno la fine di una storia davvero grottesca.

 

Se non siete ancora esauriti da tante giravolte, dall’incoerenza, da un simile mercanteggiare idee e valori, allora siete pronti per entrare nel corpo dei Marines o nei servizi segreti : avete una psiche di ferro!

 

 

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foto https://pixabay.com/it/photos/persone-copertura-piangere-314481/

 




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